Rossano Turzo


giovedì, luglio 24, 2003
 


Cerro al Volturno




A Cerro, sotto una cerqua

mi prese la tremarella

e mi misi a pensare alla morte.


Non mi piaceva che gli antichi

avevano messo la parola «eterno»

vicino a «riposo»

perché ogni volta che mi appenicavo mi sembrava l’ultima

e toccavo ferro

e mia moglie sa che cosa voglio dire


A Cerro pensavo a te

che già ti eri sposata

e mi avevi detto che l’amore

è come una tazza per il tè

quando ti ci bevi la camomilla


Da Cerro, tutte le settimane,

veniva uno che mi portava le scamorze

e tu dentro ci mettevi i bigliettini d’amore

e io ero così innamorato

che non capivo se mi piacevano di più le scamorze

o le parole che scrivevi tu

«Rossano ti amo

Sei la mia mainarda

Sei bello come Monte Marrone

Mi sciacqui come il lago di Castel San Vincenzo»


A San Vittorino

a Foci

dovunque andavo

non trovavo pace


In un giorno di settembre così così

sotto una fafoglia

mi convinsi che tu mi tradivi

e ti cancellai subito dal mio cuore

con un movimento della mano


Accanto a me

seduto su una preta

Alessio Curzicone

fece un rutto veramente selvatico












posted by TURZO | 24/07/2003 19:49 | commenti (3)


lunedì, luglio 14, 2003
 


Castelpizzuto


Tanta acqua che ti bevevi

che ti veniva la faccia da vescica

e poi tenevi sempre la canottiera umida

e un profumo che sapeva di cantina

A Castelpizzuto io ci venivo a piedi

da Longano

per la tua bellezza

e per la terra di tuo padre

Tu volevi fare la modella all’Ittierre

io il chimico a Pozzilli

ma poi ci siamo persi e tu

ti sei sposata a Peppino La Scapece

Io suono il clarinetto a Sant’Agapito

che scioscio e dimentico l’amore

dimentico i tuoi occhi da ippopotamo

che esce dalla lota e si arrimena

tu che mi scappavi appresso col motozappa

io che me ne scappavo a piedi

fino alla greppa della fonte Gragragra

e là mi mancavo e svenivo

Poi mi svegliavo come un aremanno

coll’ossa rotte che mi avevi ripassato

Tu ti fumavi una bella nazionale

dentro alla baracca di Cruston’






posted by TURZO | 14/07/2003 14:43 | commenti


sabato, luglio 12, 2003
 


Venafro



Mi sento stanco.

Fa caldo e bene o male

mi fermerei a via colonna giulia

che tu ti ci accattavi la brioscia

e io mi ci bevevo una peroni

Io mi fermavo col camion alla sosta

e tu arrivavi bella in bicicletta

con le ciavatte verdi e la vestaglia

coi fiori disegnati gialli e marrò

tenevi un occhio verde e un occhio nero

perché tuo marito non era contento di te

e ti prendeva a zampate tutti i giorni

ma tu ridevi e dicevi

che bell’uomo che tengo

io davo un’occhiata a te

e uno al panino con la porchetta

che avevo posato sul bancone

perché c’era uno nel bar

che ogni tanto ti dava un moccico a quello che tenevi

mi fumavo una emme esse

con tutti i polmoni

perché l’amore mi faceva stare bene

e venafro mi sembrava Niù Yok

tu eri triste con la tua brioscia in mano

facevi finta di leggere la gazzetta del Molise

e poi te ne uscivi come una siluet

io ti guardavo

che illuminavi tutta via colonna giulia

e tutto il mondo era bello

poi, quando me ne andavo,

trovavo la multa sotto al tergicristallo

guardavo il cielo

ammantenevo un’astema

e dimenticavo a te e all’amore







posted by TURZO | 12/07/2003 11:23 | commenti (2)


venerdì, luglio 11, 2003
 


TURZO IN TV
SI PARTE LUNEDI' PROSSIMO

Tutto pronto per l'esordio di Rossano Turzo in televisione. tvi Teleisernia manderà in onda TURZO TIME tutti i giorni alle 13:30, alle 15:00, alle 18:30, alle 22:00 e più volte durante la notte. Soddisfatti Comegna, Petta e Mancini che hanno curato il programma. Il direttore di Tvi, Massimo Di Tore, si è detto fiducioso delle possibilità di Turzo nell'avvicinare i giovani alla poesia.





posted by TURZO | 11/07/2003 09:00 | commenti


mercoledì, luglio 09, 2003
 


TURZO IN TV

È in fase di montaggio TURZO TIME, la trasmissione televisiva dedicata alla poesia di Turzo che partirà tra qualche giorno su TVI TeleIsernia. Le riprese sono già state effettuate dal cameraman Nicola Corbo. Le poesie di Rossano Turzo sono state lette da Paolo Comegna, attore di valore ormai riconosciuto, proveniente dall'esperienza della compagnia KISO KISS di Sessano del Molise. Nella foto lo vediamo (a destra) insieme al tecnico Ciafos prima di uno spettacolo.

La consulenza artistica di Fabio Mancini ha permesso di realizzare un prodotto di grande qualità in pochi giorni di set, grazie all'ormai consolidata collaborazione con Comegna. I due avevano già lavorato insieme per Luciana Turina, Giò Di Sarno, Ugo Gliogliero e per il Cosimo Ruzzone Quartet. Comegna non ha voluto usare le tecniche di recitazione ormai standardizzate, ha preferito calarsi nella sintassi di Turzo con amore e rispetto. «Questo è un poeta che sento molto - ha detto -, quando lo leggo ripenso alle mie radici, ai vecchi nei vicoli del Molise, al cuore di questa terra e ai rutti del dopo pranzo». Fabio Mancini, invece, ha parlato addirittura di emozione: «Certo, emozione. Questo è un vero poeta. E Comegna è l'unico attore capace di renderlo al meglio, di immedesimarsi senza sovrapporsi». Per l'occasione Giovanni Petta, che segue Turzo da sempre e che lo ha fatto conoscere ai molisani su «L'Interruttore», ha scritto le musiche e i testi della sigla, «Ri Yes», e del sottofondo alla lettura di Comegna, «If you say Se». È prevista una seconda serie dedicata alla prosa del poeta Turzo.




posted by TURZO | 09/07/2003 10:44 | commenti


martedì, luglio 08, 2003
 


Conca Casale


Urlava un vecchio

da dentro al vicolo

mentre scucciuruava i fagioli.

Dalla piscina

uno parlava romano;

il vecchio lo sentiva

e diceva «Sci… sci…»

Mia madre mi chiamava dalla finestra

e io mi mettevo gli occhi alla sacca

- che fin’allora ero stato a guardare te –

e me ne tornavo alla casa

Poi ti pensavo così forte

che si stoccavano i lacci alle scarpe.

Mio padre mi sonava un manrovescio

e mi chiedeva: «Ma che è?»

Io rimanevo muto per l’amore

per la bellezza di Conca Casale

e per il sangue che mi colava dal naso.





posted by TURZO | 08/07/2003 06:57 | commenti


lunedì, luglio 07, 2003
 


Colle d’Anchise



Alla piana dei mulini

ti abbeveravi di acqua e d’amore

dalla fonte fresca fresca

e dal quel lurrione di Fossalto

Ti piaceva il gelato

e mentre io te lo accattavo

tu ti menavi per le frasche con quello là

Quando si è giovani tutto è bello.

Ma quando, alla partita di pallone,

gli misero la chianchetta

- a quello là -

e si sfraffò per terra,

io ti vidi piangere

come una nafta che esce dal serbatoio

Mi rattristai

e per non morire

mi comprai una Peroni

e me ne andai a pensare all’amore

vicino alla cunetta della Bifernina.






posted by TURZO | 07/07/2003 11:28 | commenti


mercoledì, luglio 02, 2003
 


La vera storia di Regina Assugone

I guai per Regina Assugone cominciarono il giorno del suo compleanno. Era il primo compleanno da sposata, faceva ventitré anni, e il marito Domenico pagò un cantante e un sonatore per fare la serenata. La mattina del compleanno, bene prist’, i sonatori arrivarono a Santa Maria Oliveto, si piazzarono sotto la finestra di Regina e cominciarono a sonare. «Reginè quann’ stiv’ cu mich’…». Quando il marito sentì il primo verso della canzone, uscì da dietro all’albero che da là si voleva godere la serenata e cominciò a urlare. «Chi è Mich? Chi è Mich?». I sonatori si impaurirono assai e se ne scapparono. Domenico se la prese con Raffaele lu Fraffalus’ che stava passando in quel momento. A lu Fraffalus’ sfuggì maldestramente la frase «E mich’ so i’!» Nessuno tolse più dalla testa del marito di Regina che lu Fraffalus’ era stato con lei prima di sposarsi.

Cominciarono i giorni più tristi della vita di Regina. Il marito la seguiva ovunque. Anche quando andava al fiume a lavare e si abbassava sul lavatoio per strizzare i panni. Domenico si metteva su un albero con un fucile a pallini ad aria compressa e sparava sui piedi dei ragazzi che si mettevano a guardare col cannocchiale le zizze di Regina che facevano ‘ncoppa e sotto. A Santa Maria Oliveto, in quel periodo, quasi nessuno più teneva i calli.

Una sera alla festa dell’Unità era andato a Santa Maria un politico a parlare, uno che si credeva tanto più bravo di Pajetta che si faceva chiamare Pajone. Questo, mentre faceva il comizio disse che bisognava mettere tutto in comune, che anche il re e la regina dovevano farlo. «Anche la regina, certo – disse – deve mettere tutto a disposizione, noi vogliamo mettere le mani sui suoi beni, il popolo ne ha diritto». Domenico si incazzò come a uno scuoccio di Ielsi, salì sul palco, prese il microfono e disse: «Voi comunisti mi avete rotto le palle. Non solo vi mangiate le criature, mo’ vi volete fregare pure le femmine dei faticatori. Allora non è che tenete solo la numminata». Quando sentì la parola «numminata», forse perché gli ricordava qualcosa dell’affare Mitrokin, Pajone guardò negli occhi il suo collaboratore Alreno Mette (che era il contrario di Dalnilo Leva, quasi la stessa cosa di Alpò Rimette e quasi il contrario di Daltevere Rileva) e svennero insieme sul palco. Domenico gli tirò una zampata alla panza a tutti e due e mentre lo portavano via di forza ebbe il tempo di gridare: «Viva Michele Iorio». Regina fu assunta da una fabbrica di Pozzilli.




posted by TURZO | 02/07/2003 07:03 | commenti (2)


martedì, luglio 01, 2003
 


Trivento


Mi abbottavo di farro

come uno iommo di Rionero

quando arriva in cima al Macerone.

Poi c’era uno che mi diceva

magna magna

che tanto paga l’Europa.

Io non sapevo chi era

l’Europa

ma mi sembrava una bella cosa

mi sembrava una tavola imbandita

che tutti ci andavano intorno

e si abboffavano

come a Natale quando ero guaglione.

Trivento sapeva di farro

e di acqua del Trigno.

Poco lontano, il mio amico Rugnone

pisciava sotto il ponte della superstrada.




posted by TURZO | 01/07/2003 08:19 | commenti