Rossano Turzo


domenica, settembre 28, 2003
 


Ha ottant’anni, è molisano. Le sue poesie, pubblicate su Internet e sui giornali, sono lette anche in una tv privata. Ha creato un nuovo stile, ma c’è un problema: non esiste


Il caso Rossano Turzo


di Pier Paolo Giannubilo

Quella che avrei voluto proporre è un’analisi tecnica della poesia di Rossano Turzo, in particolare uno studio sulla sua metafora. Ma ci sono due inconvenienti: lo spazio è esiguo e inoltre molti lettori non conoscono ancora Turzo. Allora si rende necessaria una presentazione, che vuole essere anche un omaggio a questo autore, un piccolo cult molisano che ha già collezionato passaggi su molti media della regione.
Le sue prime apparizioni risalgono al periodico satirico isernino “L’interruttore”. Nel primo semestre di quest’anno le liriche di Turzo sono state lette sull’emittente televisiva pentra TVI in “Turzo Time”, a cura di Paolo Comegna, Fabio Mancini e Giovanni Petta, che a breve proporranno nuove puntate. Su Internet, Rossano Turzo ha un suo “blog”, una sorta di diario in Rete costantemente aggiornato con nuovi testi, all’indirizzo
www.turzo.splinder.it.
Rossano Turzo non è uno pseudonimo, una copertura; è una creatura dalla spiccata individualità, partorita da un autore che si muove nell’ombra (anche se una ristretta cerchia di confidenti ne conosce le generalità) e al quale deve essere sfuggita di mano, perché sembra ormai vivere di vita propria.
Quella di Turzo, ottantenne di un non meglio precisato centro del Molise interno, è una poesia che sconvolge i canoni ammuffiti della molisanità di maniera, tutta dolci ricordi arcadici del bel paesello, del paiolo, dei bastimenti degli emigranti…
La nostalgia di Turzo è invece per le nottate d’amore in giro per i paesi, per l’acqua fresca delle fonti di montagna corrotta dai liquami della modernità, per le bevute di vino prolungate fino all’abbrutimento. Il Molise raccontato da Turzo è per certi versi il Molise verace degli anziani molisani, spesso pragmatici e senza mezze misure nella bestemmia, nell’alcol, nel sarcasmo sprezzante.
Scrivo queste note mentre ascolto ripetutamente “Ri Yes”, la bellissima canzone avvolta nella malinconia e scritta riproducendo i suoni dialettali dei paesi del nostro Appennino che fa da sigla al “Turzo time” su TVI e che è la colonna sonora imprescindibile per questi testi.
Le poesie di Rossano Turzo adoperano un linguaggio scurrile e figure retoriche gonfie, esagerate. Quelle immagini di “paesanità” provocano un sorriso, a tratti una grassa risata, nel lettore. Ma sbaglierebbe chi pensasse ad una trovata da cabaret, ad un uso del dialetto a fini demenziali, comici e superficiali. Perché quei versi estemporanei suggeriscono anche la pesantezza e le piccole gioie del vivere paesano del Molise. Di un vivere, cioè, dimenticati dagli dei in comunità che si spopolano, collassano su se stesse, scompaiono una dopo l’altra; comunità i cui sopravvissuti, per lo più vecchi, esprimono ancora gesti tipici, primordiali, identici da secoli: “croccarsi” litri e litri di vino, sentirsi felici osservando il cielo, maledire i politici, commuoversi al ricordo delle gesta erotiche della propria gioventù.
In questo senso Turzo si rivela il più autentico e fidato alleato dei modernizzatori. I versi di Turzo sono spiazzanti. Passano come una ruspa sulla retorica dell’asinello e della ruralità a cui ci hanno abituato fitte schiere di mediocri poeti dialettali molisani.
Il suo canzoniere “in progress” si compone di poesie intitolate ognuna ad un paese molisano. In questa geografia realistica, Turzo riannoda i fili della memoria, spesso si rattrista, rievoca le sue storie d’amore con le giovani autoctone, medita sul presente.
Franco Valente ha scritto su “AltroMolise” che Rossano Turzo è oggi “l’unico grande poeta molisano”, un poeta originale, dalla grande profondità, e del quale un giorno l’accademia locale dovrà ammettere di non aver saputo riconoscere il talento prima di fare, se ne è capace, mea culpa. Qualcosa mi spinge a credere che quella di Valente non sia affatto un’iperbole, una provocazione come è nello stile dell’architetto di Venafro, polemista di razza, ma un giudizio meditato nel profondo. Turzo c’è, anche se non esiste. Buona lettura.
da «Il Quotidiano del Molise» del 22 settembre 2003















posted by TURZO | 28/09/2003 16:27 | commenti


martedì, settembre 23, 2003
 


Giannubilo e il Quotidiano del Molise

Pierpaolo Giannubilo ha scritto ieri, sul Quotidiano, del «Caso Rossano Turzo». Lo ha fatto con garbo e puntualità. Rossano ha gradito anche se un po' impacciato dall'emozione. Chiederemo a Giannubilo di inviarci il suo intervento in versione elettronica così da inserirlo nel blog.





posted by TURZO | 23/09/2003 07:08 | commenti (2)


lunedì, settembre 15, 2003
 


TURZO TIME

Tra due settimane al massimo riprenderà, su TVI, Turzo Time, il programma di lettura dell'opera di Turzo in televisione. Paolo Comegna e Fabio Mancini stanno lavorando alla registrazione delle nuove puntate. A richiesta, verrano mandate in onda anche le 14 puntate che hanno allietato l'estate dei molisani.



posted by TURZO | 15/09/2003 23:57 | commenti (5)


sabato, settembre 13, 2003
 


Miranda

 


Lu liup lu liup

gridavi da sopra a santa lucia

ma nessuno ti credeva più

dopo che avevi stracciato il cuore

a una settantina di giovani di Miranda

 

ti piaceva il mele

e pungicavi come all’ape regina

pregavi dentro alla chiesa

ma poi la notte te ne uscivi di nascosto

e andavi a trovare quello là

…quello là

pare che non lo so

 

dice che quello là teneva certe doti

che a te ti piacevano assai

io tenevo il muso a mamma perché non mi aveva fatto la dote

ma mamma disse che con quelle doti là

lei non c’entrava niente

che era una cosa genetica

e io non ero un genio

 

una sera, mentre stavo decidendo

se andarmi a mangiare una pizza a la bella o a basilea

ti vidi uscire quatta quatta e ti seguii

 

entrasti a casa di quello là

e poi ti mettesti a cantare così forte

che ti sentivano tutti quanti

così si fece il pubblico là fuori

e ti aspettammo fino a tardi

 

quando uscisti alle quattro di mattina

con la faccia tutta contenta

tutta Miranda ti fece l’applauso

e tu senza scomporti dicesti

quasi quasi vi faccio il bis

 




posted by TURZO | 13/09/2003 07:00 | commenti (1)


venerdì, settembre 12, 2003
 


Sessano del Molise




Alla fonte L’ Prit’ ti aspettai tutta la notte

sciosciava il vento

e le frasche mi mettevano paura

dai pini della villa cadevano le pigne

e si squacciavano p’ terra

squok

come al sindaco quando ha perso le elezioni

Tu non venivi e io mi agguattavo

dentro la ingerata di tua sorella

che mi copriva e mi teneva callo callo

Davanti all’albero della cappella

c’era uno inginocchiato che piangeva e piangeva

Mi avvicinai e riconobbi Curticone

il figlio di Frish Frish

Mentre mi avvicinavo passò il camion della spazzatura

e fece una puzza che non si poteva stare

da dietro alla cittadella arrivò una filippina

che mi tagliò la faccia

Curticone mise in moto e sgommò

e mi stava schiaffando sotto

dal cimitero arrivava una luce

che sembrava dire vieni vieni

Io ti amavo assai e ti volevo aspettare tutta la notte

ma quando alla scurdia

cercai di accucciarmi dietro una macera

e misi la mano sopra una liffa di vacca

ti maledii così forte

che tremarono le zomarre dei pastori

e me ne andai a Salcito






posted by TURZO | 12/09/2003 14:24 | commenti (1)


martedì, settembre 09, 2003
 


Turzi, sempreTurzi, fortissimamente Turzi

di Franco Valente
da
@ltromolise

Una volta, molto tempo fa, mentre cercavo di convincere un mio amico di una certa cosa, dissi “Ti giuro sulla testa di mio figlio”. Mio figlio che era vicino a me disse immediatamente: “Papà, perché non giuri sulla testa tua?” Da allora ho fatto tesoro della lezione, perciò giuro sulla mia testa che l’e.mail pubblicata a firma dello pseudonimo “Franco Telespettatore” non è farina del mio sacco. Però mi ha fatto immenso piacere leggerla perché comincio ad avere l’impressione che uno alla volta diventeremo un popolo!
E’ vero, alla presentazione del mio libro sui “Luoghi antichi della Provincia di Isernia” in prima fila, attrezzati come per le migliori occasioni, vi erano gli operatori della RAI regionale. Li avrei anche ringraziati come ho fatto con tutti gli altri giornalisti delle altre emittenti che si sono interessate con ampi e dettagliati servizi, ma sono andati via qualche minuto prima che finissero gli interventi.
Sulla cultura credo che sia il tempo dei chiarimenti. Non è possibile che ogni volta si debbano dirupare montagne per muovere l’acqua stagnante di questa regione. Vorrei che qualcuno si decidesse a discuterne.
“Navigatore Solitario” (un altro che bastonerei perché non si firma con il suo nome) ha avuto l’ottima idea, facendoci conoscere l’ennesima poesia di Rossano Turzo, il più singolare dei moderni poeti molisani, di informarci che nella nostra regione esiste una cultura alternativa.
Ed allora, ringraziandolo per la provocazione e prendendo atto della sua timidezza, presuntuosamente mi assumo il compito di affermare che Rossano Turzo è oggi l’unico grande poeta molisano.
Ho tentato in tutti i modi di capire chi si nasconda dietro questo serio pseudonimo senza riuscire a concretizzare un’immagine precisa. Ho letto decine di volte le sue straordinarie poesie dal sapore autobiografico sull’Interruttore, interrogando Marianna Lombardi e la redazione del suo giornale senza ottenere il più piccolo indizio che mi portasse alla identificazione di questo singolare autore.
Così ho concluso che Turzo se ne frega di tutti. Se ne frega dell’Università di Campobasso e di Isernia. Se ne frega pure della RAI Molise che non si è degnata una sola volta di far conoscere la sua acuta interpretazione della realtà molisana, il suo modo di vedere le cose, l’immediatezza della sua poesia.
Egli va avanti per la sua strada senza far conoscere il suo vero nome e concedendosi ai pochi eletti (come Navigatore Solitario) che hanno capito la sua originale cultura poetica.
Fra qualche anno quei critici tromboni che (baroccheggiando a destra e sinistra e tritando le olive come fanno le ruote di un trappeto) imperversano per il Molise da qualche decennio con giacca e cravatta a fare inacidite conferenze su Francesco Iovine, Vincenzo Cuoco, Giuseppe Maria Galanti, Gabriele Pepe e qualche altro, si pentiranno di aver trascurato la forza trascinante di Rossano Turzo.
E solo quando ormai la sua poesia avrà perso la spinta rivoluzionaria, questi illustri professori ne capiranno la forza. Allora si alzerà qualcuno dell’Università di Campobasso per dire che nessuno prima di lui l’aveva capito.
















posted by TURZO | 09/09/2003 12:02 | commenti (1)


domenica, settembre 07, 2003
 


I broccoli di Istanbul



Rossano Turzo, in una intervista a due giornalisti stranieri di «Frekate Pescara», avrebbe dichiarato: «I giudici del Tar di Campobasso mangiano broccoli antropologicamente modificati. Hanno stomaci disturbati e la loro digestione risulta problematica per la valutazione dei ricorsi elettorali. Un avvocato del foro di Napoli, dopo aver assaggiato la stessa verdura, - avrebbe continuato Turzo - è caduto a terra come un sasso sul sacro suolo di Istanbul, dove era in visita a san Procopio».

LA SMENTITA DI TURZO
«Non ho detto che i giudici del Tar mangiano broccoli. Ho detto che alcuni lo fanno e che non tutti hanno problemi di digestione. Del resto non sono una sonda da gastroscopia né uno stronzo che frequenta i cessi dei giudici. Sta di fatto che l'avvocato del foro di Napoli ha deciso di non fumare più sigari cubani e di ricoverarsi a Temennotte per gli accertamenti di rito. Rito ortodosso, naturalmente».








posted by TURZO | 07/09/2003 10:26 | commenti (2)


giovedì, settembre 04, 2003
 


Montenero Valcocchiara


Quando venivo da te

al rodeo di Montenero

mi sentivo uno stallone

e certe volte

una trota della Zittola.

L’acqua era fresca

come una gazzosa

che facevano a Frosolone.

Tu invece

eri calda come una vroda

che ci avevano cacciato la pasta

a ora a ora.

Ti squagliavi alle mie parole

ti mettevi di quarto

ti arrivotavi

singultavi come il camion della spazzatura

quando ribalta nella discarica abusiva

e poi se ne scappa.

Poi mi imbrogliavi le cervella

come a quando mettono i rifiuti diversi

nello stesso camion.

Ma a Montenero questo non succedeva

perché i cavalli hanno un’anima

e il rodeo le sue regole.

Io, a Montenero,

vicino alla staccionata

mi croccai due litri di vino

mentre il sole se ne calava

e feci un rutto vergognoso

in omaggio alla gioventù.






posted by TURZO | 04/09/2003 00:58 | commenti (1)


martedì, settembre 02, 2003
 


Filignano

 

Quando piove a Filignano

si parla scozzese e si abbottano le zampogne.

Io ci venivo perché mi piacevi tu

anche se tutti dicevano che ti puzzavano i piedi.

Quando c’era la guerra

i piedi puzzavano a tutti

eppure i figli si facevano lo stesso

e ancora oggi nessuno controlla

le scarpe e i calzini

dei consiglieri regionali.

Quando uno nasce in Molise

a certe cose ci si abitua

i rutti, le loffe, le fetenzie

le pistole ad acqua della festa patronale.

Ma a Filignano si parlava francese

e tu eri come a una guagliona di Paris

Mi piaceva la tua gonna a strisce

come alla maglietta della Juventus

e la grazia che ci mettevi

quando attaccavi i lacci

alle scarpe di quel trippone di tuo padre.

Tua madre non mi voleva bene:

mi cucinava le trote del Volturno

cotte nel vino di Monteroduni,

mi azzuppava i biscotti di Agnone

dentro al liquore fatto con l’acqua del Trigno.

Mi voleva schiattare

ma poi la feci crepare io

quando le dissi che tu eri incinta

e che era stato l’uccello di rovo

che usciva dalla tonaca di uno di Montaquila.

Mi piaceva pure tua sorella

ma oramai a Filignano non ci vengo più

perché ho paura

che tuo padre mi fa fare la fine del cucuccio

…allungato in terra.





posted by TURZO | 02/09/2003 08:38 | commenti


lunedì, settembre 01, 2003
 


Morrone del Sannio


A Morrone c’è nato Michele Iorio

e per me è come Betlemme.

Ci vado ogni anno in pellegrinaggio

come a La Mecca.

Ci vado a Novembre

perché assaggio il vino nuovo

del mio amico Struccone.

Dentro a una rocchia

vicino alla casa di Struccone

ci tengo nascosta una vetica

che mi ci appojo come a un bastone

perché quando vado a Morrone

mi sento vecchio e perdo le forze,

mi sento strano

come alla messa di padre Roberto

che urlo come se il demonio

m’avesso messo il peperoncino

dentro alle mutande.

Una volta Struccone mi sonò una verzellina in faccia

perché bevevo con la mano manca

da allora non lo faccio più

e il primo brindisi è per Michele nostro

che pozza avè salute

perché se cade Michele

z’annacqua il vino

z’arrattigna il grano

e si guastano i salami appesi alla pertica.

Struccone dice che è meglio Michele da sul’

che tre sarchiapun’ accumpagnati

e ogni vota che dice a così

z’ fa scappà la risa.






posted by TURZO | 01/09/2003 13:58 | commenti