| Rossano Turzo |
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domenica, ottobre 26, 2003
Rossano Turzo posted by TURZO |
26/10/2003 08:58 | commenti (2)
lunedì, ottobre 20, 2003
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20/10/2003 11:13 | commenti (2)
domenica, ottobre 19, 2003
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19/10/2003 18:51 | commenti
venerdì, ottobre 17, 2003
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17/10/2003 19:55 | commenti
giovedì, ottobre 16, 2003
Al bar della stazione la birra è buona come in città, sa di binario e il locale è nuovo e sa di ristorante. La strada è importante che ci passano da Napoli per andare a sciare e io di fronte a te mi sentivo come un magliocco di neve. Dopo il distributore, prima del ponte grosso, aspettavo una donna europea dal ‘92 ma non arrivò nemmeno un’ungherese. Tu mi volevi bene e mi facevi fare la spesa anche se non vivevi con me. Mi davi un bacio, mi prendevi le buste dalle mani e te ne andavi a casa del diavolo. Io vivevo d’amore sotto il ponte grosso, mi tritavo le ossa a dormire sull’asfalto e mi agguattavo con i manifesti del circo Medrano. Pensavo di avere le allucinazioni perché vedevo sventolare un matarazzo lontano che mi sembrava una bandiera invece era quello dello sfascio che lo teneva appeso. Era bello sentire la notte i camion che ti passavano sopra e i napoletani che andavano a Roccaraso. Ti sentivi come un segnalibro in mezzo alle pagine: acciaccato da sempre, per tutta la vita. posted by TURZO |
16/10/2003 06:32 | commenti (1)
mercoledì, ottobre 15, 2003
mi fermavo a meditare sul perché un faggio vive sul perché un pioppo muore e mi incuriosivo al respiro del tartufo che veniva dalle foglie marce del sottobosco. quando vedono passare una bella guagliola dicono: «Ma che bella diga!» perché sono trent’anni che ci hanno la pentola e gli manca l’acqua. al locale di Cherubina acciaccavo due patate dell’orto che come le fa lei non le fa nessuno. Diluivo il sale con una bella Peroni e mi godevo il panorama quando passasti tu bella come una vacca da portare al mercato, lucente come un bidone di asfalto appena aperto. Al vederti, mi emozionai e feci cadere la Peroni, Cherubina mi guardò incazzata e mi tirò un manrovescio. ti guardavo dal basso in alto e le tue gambe erano come due pilastri del ponte che porta a Civitanova. ma da quel giorno io capii che l’amore ti fa volare come un fagiano e che la birra ti schiatta il fegato. posted by TURZO |
15/10/2003 21:50 | commenti
lunedì, ottobre 13, 2003
Rossano Turzo posted by TURZO |
13/10/2003 06:29 | commenti (2)
domenica, ottobre 12, 2003
A Rocchetta nasceva il Volturno e nasceva l’amore per te. Mi sarebbe piaciuto essere un fiume perché un fiume nasce continuamente e l’uomo una volta sola perché il fiume va verso il mare e l’uomo verso la morte. Sereno è però l’animo mio. Sereno come chi è nato nella terra di Michele Iorio una terra senza comunisti senza fascisti senza resistenza senza sessantotto senza pantere senza sindacati. E senza tutte queste cose come si fa a non essere sereni? Così, a Rocchetta nasceva il Volturno e nasceva l’amore per te. Tu mi vedevi come un marziano perché mi vestivo come i Dragoni del Molise e usavo una scamorza di due chili come cappello. Ti divertivi quando ballavo come un quatto quatto di Cupello con le scarpe di copertone di macchina come quelle dei pastori. «Mi sembri uno straniero» - dicevi ed io pensavo alle terre di confine alle dogane, alle sigarette e alla cioccolata svizzera. Il Volturno, intanto, scorreva ai miei piedi. Io ce li mettevo dentro e me li lavavo. posted by TURZO |
12/10/2003 07:57 | commenti
sabato, ottobre 11, 2003
È notte nel paese dei funghi. La pioggia ha sciolto la neve e il sole ha asciugato le vie e i muriccioli di cemento dove siedono le ragazze, a due passi dal bar. Qualcuno è morto: don Peppino suona le sue campane. In piazza non c’è nessuno. Da via Madonna scende Cerro con la colla e i manifesti. Qualcuno si avvicina a lui: parlottano. Luigi, il barista, torna a casa con la sua 127 e saluta Enzo, la guardia municipale, che esce dalle rimesse comunali alla guida dello scuolabus. Gli abeti del giardino sono vestiti a festa: forse è Natale. Qualcuno entra da Ninetta con due borse enormi. Il monumento è grigio, come sempre, e un’automobile gli gira intorno: una, due, tre volte. Qualcosa non funzione. Ecco, si ferma, riparte. Finalmente Cico: arriva da casa sua in Volkswagen. Si ferma al bar, prende un caffè. Imposimato si affaccia dal suo negozietto, saluta Domenico Pallante, poi rientra. Tubo torna dal lavoro e Felice, l’impiegato postale, l’osserva scendere dall’auto. Peppino, il medico del paese, si avvia all’ambulatorio. Qualcuno pensa tutto ciò a mille chilometri di distanza.
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11/10/2003 18:27 | commenti (1)
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11/10/2003 07:08 | commenti
venerdì, ottobre 10, 2003
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10/10/2003 06:42 | commenti (2)
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10/10/2003 06:25 | commenti (1)
martedì, ottobre 07, 2003
Sant’Agapito
Chiamami amore, se vuoi chiamami pure cuore mio ma non dirmelo in dialetto che mi si accappona la pelle e i peli escono dai pori come supposte indesiderate.
Ti ho amata tanto e lo sai. Ho trascorso mille e mille dei miei giorni ad aspettare il tuo arrivo tra le buste di patatine e le casse di birra del bar di Sant’Agapito Scalo.
Per me Sant’Agapito è aria, è musica che parte da lontano, è la grancassa della banda che arriva. E poi sei tu polenta e grasso sfritto rigatoni e carne macinata scamorza di Vastogirardi sbornia e leccornia.
Oggi torno allo Zodiaco o a Piccadilly per una pizza e un ricordo di te. E sento aria di gioventù. Ripenso alle corse senza fiato per le campagne verdi come il ragano mano nella mano con te.
Nel dopocena del Piccadilly ti penso forte con lo stecchino tra i denti e gli occhi che si perdono sullo schermo gigante di sky. Io non ti scordo mai.
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07/10/2003 07:17 | commenti (1)
lunedì, ottobre 06, 2003
Ripalimosani
A Ripalimosani ti conviene stare alla fine della discesa che ti arriva il vino di tutte le botti. A Ripalimosani ci tenevo un amico che ragionava in salita e vedeva tutto difficile. Un altro, invece, abitava in cima la paese e diceva che bastava lasciarsi andare per andare. Io non ho mai capito cosa c’entrano i limoni con i molisani tranne che una volta Ezio Panfrotto si pigliò una pella così forte che Curzicone gli diede il caffè col limone e dentro il bar si sentiva l’odore del punch al mandarino. Seduto in un angolo Mario Ciccorrea, fisarmonicista, si faceva due o tre bicchieri di amaro abruzzese e diceva che la migliore era la Juventùs. Il prete si scaldava vicino alla stufa a gas e pensava ai santi suoi. In sua presenza, il barista tratteneva le asteme e le menava a ballo per la discesa.
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06/10/2003 06:26 | commenti
domenica, ottobre 05, 2003
Tu eri ricca e mettevi i soldi alla posta di Monteroduni. Io ti volevo sposare e ti facevo la posta.
A Monteroduni conoscevo poche persone: uno scozzese con le orecchie flosce, un genovese che lo pestavano sempre, uno di Agone che acchiappava le serpe e un turcomanno con la zeta sul culo ché aveva incontrato Zorro.
Tu eri ricca ma non cacciavi una lira nemmeno per un caffè al tuo compleanno e gli anni ti passavano addosso come il rullo sul catrame della strada che schiatta i brecciolini come facevi tu con i brufoli di tua sorella.
Al bar di Sant’Eusanio c’erano i giornali ma tu non sapevi leggere e io facevo le figure.
Tua madre si guardava le telenovelas tutto il giorno tu ti arrabbiavi perché consumava la corrente. Tuo padre faceva l’inventore: voleva inventare il GRATIS. Perse la vita al supermercato mentre cambiava i punti con un servizio di bicchieri.
Sotto alla Cascate mi bevevo la birra e l’umidità mentre tu passavi nella mia vita come l’acqua sotto i ponti.
Moristi ricca e vergine come un diamante mai toccato, come l’ideale di chi te biv’.
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05/10/2003 07:25 | commenti
venerdì, ottobre 03, 2003
Rossano Turzo posted by TURZO |
03/10/2003 10:57 | commenti (4)
giovedì, ottobre 02, 2003
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02/10/2003 12:48 | commenti (2)
mercoledì, ottobre 01, 2003
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01/10/2003 15:51 | commenti (1)
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