Rossano Turzo


domenica, ottobre 26, 2003
 


Povertà
«Mia madre continuava a lavare i nostri abiti, rattoppati come la faccia di una montagna bruciata. Lavava, lavava. Lavava perché diceva che la miseria non è una vergogna e che la pulizia di fuori è la continuazione di quella di dentro. Io dimagrivo per la fame e mia madre mi restringeva i pantaloni lavandoli continuamente. Tutto era in armonia, tutto era rispetto delle proporzioni, equilibrio con l'Universo...»

Rossano Turzo
Il bucato bucato, 1942





posted by TURZO | 26/10/2003 08:58 | commenti (2)


lunedì, ottobre 20, 2003
 


Amore
«...Non si decide da un momento all'altro di amare. L'amore è come un vino ben conservato in cantina. Devono passare gli anni, il giusto numero di anni, né tanti né pochi e poi, finalmente, si può godere di quel sapore splendido che sa di vita e di speranza. Tu, invece, caro Ruzzone, ti infili in ogni buco, in ogni tana di serpa e poi dici che era meglio rimanere fuori, al sole, a goderti l'uscita delle femmine dalla chiesa, la domenica mattina...»

Rossano Turzo
Lettere a Cosimo Ruzzone, 1992





posted by TURZO | 20/10/2003 11:13 | commenti (2)


domenica, ottobre 19, 2003
 


Amicizia
«...Ruzzone si tolse il cappello e me lo mise in testa. Me lo schiaffò ben bene fino alle orecchie. Pensava che io fossi un cornuto e non voleva che gli altri vedessero...»

Rossano Turzo
Prima che il callo canti, 1999





posted by TURZO | 19/10/2003 18:51 | commenti


venerdì, ottobre 17, 2003
 


Lessico
«Chiegare» è un termine che mi piace. Significa «piegare» ma detto in italiano non è la stessa cosa. I contadini molisani sanno cosa vuol dire «chiega la sghina» che non suona allo stesso modo se diciamo «piega la schiena». Ecco detto in italiano sembra più diretto a un impiegato pubblico. In dialetto si sente, invece, la fatica, il sudore.

Rossano Turzo
Il boom economico e il lessico di Cosimo Ruzzone, 1955




posted by TURZO | 17/10/2003 19:55 | commenti


giovedì, ottobre 16, 2003
 


Roccaravindola

 

 

Al bar della stazione

la birra è buona come in città,

sa di binario

e il locale è nuovo e sa di ristorante.

 

La strada è importante

che ci passano da Napoli

per andare a sciare

e io

di fronte a te

mi sentivo come un magliocco di neve.

 

Dopo il distributore,

prima del ponte grosso,

aspettavo una donna europea dal ‘92

ma non arrivò nemmeno un’ungherese.

 

Tu mi volevi bene

e mi facevi fare la spesa

anche se non vivevi con me.

Mi davi un bacio,

mi prendevi le buste dalle mani

e te ne andavi a casa del diavolo.

 

Io vivevo d’amore sotto il ponte grosso,

mi tritavo le ossa a dormire sull’asfalto

e mi agguattavo con i manifesti del circo Medrano.

Pensavo di avere le allucinazioni

perché vedevo sventolare un matarazzo lontano

che mi sembrava una bandiera

invece era quello dello sfascio che lo teneva appeso.

 

Era bello sentire la notte

i camion che ti passavano sopra

e i napoletani che andavano a Roccaraso.

Ti sentivi come un segnalibro in mezzo alle pagine:

acciaccato da sempre,

per tutta la vita.



posted by TURZO | 16/10/2003 06:32 | commenti (1)


mercoledì, ottobre 15, 2003
 


Chiauci




Nel bosco di Sant’Onofrio

mi fermavo a meditare

sul perché un faggio vive

sul perché un pioppo muore

e mi incuriosivo al respiro

del tartufo

che veniva dalle foglie marce

del sottobosco.

A Chiauci.

quando vedono passare una bella guagliola

dicono: «Ma che bella diga!»

perché sono trent’anni

che ci hanno la pentola

e gli manca l’acqua.

A Chiauci

al locale di Cherubina

acciaccavo due patate dell’orto

che come le fa lei non le fa nessuno.

Diluivo il sale con una bella Peroni

e mi godevo il panorama

quando passasti tu

bella come una vacca da portare al mercato,

lucente come un bidone di asfalto appena aperto.

Al vederti, mi emozionai e feci cadere la Peroni,

Cherubina mi guardò incazzata e mi tirò un manrovescio.

Così, sfrociato per terra,

ti guardavo dal basso in alto

e le tue gambe erano come due pilastri

del ponte che porta a Civitanova.

Non so cosa accadde dentro di me

ma da quel giorno io capii

che l’amore ti fa volare come un fagiano

e che la birra ti schiatta il fegato.














posted by TURZO | 15/10/2003 21:50 | commenti


lunedì, ottobre 13, 2003
 


Opportunità
«È meglio vivere in Molise con la pensione di invalidità senza essere invalido invece che morire alla periferia di Roma come un extracomunitario senza mai essere stato in una extracomunità»

Rossano Turzo
Quando incontrai Dio a Cantalupo, 1983





posted by TURZO | 13/10/2003 06:29 | commenti (2)


domenica, ottobre 12, 2003
 


Rocchetta al Volturno

 

 

A Rocchetta nasceva il Volturno

e nasceva l’amore per te.

Mi sarebbe piaciuto essere un fiume

perché un fiume nasce continuamente

e l’uomo una volta sola

perché il fiume va verso il mare

e l’uomo verso la morte.

 

Sereno è però l’animo mio.

Sereno come chi è nato

nella terra di Michele Iorio

una terra senza comunisti

senza fascisti

senza resistenza

senza sessantotto

senza pantere

senza sindacati.

E senza tutte queste cose

come si fa a non essere sereni?

 

Così, a Rocchetta nasceva il Volturno

e nasceva l’amore per te.

Tu mi vedevi come un marziano

perché mi vestivo come i Dragoni del Molise

e usavo una scamorza di due chili come cappello.

Ti divertivi quando ballavo

come un quatto quatto di Cupello

con le scarpe di copertone di macchina

come quelle dei pastori.

 

«Mi sembri uno straniero» - dicevi

ed io pensavo alle terre di confine

alle dogane, alle sigarette e alla cioccolata svizzera.

Il Volturno, intanto,

scorreva ai miei piedi.

Io ce li mettevo dentro

e me li lavavo.



posted by TURZO | 12/10/2003 07:57 | commenti


sabato, ottobre 11, 2003
 


Nostalgia

È notte nel paese dei funghi. La pioggia ha sciolto la neve e il sole ha asciugato le vie e i muriccioli di cemento dove siedono le ragazze, a due passi dal bar. Qualcuno è morto: don Peppino suona le sue campane. In piazza non c’è nessuno. Da via Madonna scende Cerro con la colla e i manifesti. Qualcuno si avvicina a lui: parlottano. Luigi, il barista, torna a casa con la sua 127 e saluta Enzo, la guardia municipale, che esce dalle rimesse comunali alla guida dello scuolabus. Gli abeti del giardino sono vestiti a festa: forse è Natale. Qualcuno entra da Ninetta con due borse enormi. Il monumento è grigio, come sempre, e un’automobile gli gira intorno: una, due, tre volte. Qualcosa non funzione. Ecco, si ferma, riparte.
Finalmente Cico: arriva da casa sua in Volkswagen. Si ferma al bar, prende un caffè. Imposimato si affaccia dal suo negozietto, saluta Domenico Pallante, poi rientra. Tubo torna dal lavoro e Felice, l’impiegato postale, l’osserva scendere dall’auto. Peppino, il medico del paese, si avvia all’ambulatorio. Qualcuno pensa tutto ciò a mille chilometri di distanza.


Pubblicato, insieme ad Storia e storia dell’arte e a L’iniziazione letteraria, su «Erba d’Arno», n. 48-49, Primavera/Estate 1992, Fucecchio (FI), pp. 10-14.







posted by TURZO | 11/10/2003 18:27 | commenti (1)
 


Il posto di Neruda
«Se il postino mi porterà la lettera raccomandata di assunzione, scriverò per lui una poesia sul posto alle poste. E lo chiamerò collega»

Rossano Turzo
Il lavoro e il riposo in Molise, 1984





posted by TURZO | 11/10/2003 07:08 | commenti


venerdì, ottobre 10, 2003
 


Molise onirico
«È meglio sognare un becchino che non avere il becco di un quattrino»

Rossano Turzo
Ieri è passato come un pomodoro, 1967




posted by TURZO | 10/10/2003 06:42 | commenti (2)
 


Differenze
«La mucca piange perché vuole che tu le tolga il latte. Prova a togliere qualcosa a Michele Iorio...»

Rossano Turzo
L'era del cinghiale bianco, 1991





posted by TURZO | 10/10/2003 06:25 | commenti (1)


martedì, ottobre 07, 2003
 

 

Sant’Agapito



 

Chiamami amore, se vuoi

chiamami pure cuore mio

ma non dirmelo in dialetto

che mi si accappona la pelle

e i peli escono dai pori

come supposte indesiderate.

 

Ti ho amata tanto e lo sai.

Ho trascorso mille e mille dei miei giorni

ad aspettare il tuo arrivo

tra le buste di patatine e le casse di birra

del bar di Sant’Agapito Scalo.

 

Per me Sant’Agapito è aria,

è musica che parte da lontano,

è la grancassa della banda che arriva.

E poi sei tu

polenta e grasso sfritto

rigatoni e carne macinata

scamorza di Vastogirardi

sbornia e leccornia.

 

Oggi torno allo Zodiaco o a Piccadilly

per una pizza e un ricordo di te.

E sento aria di gioventù.

Ripenso alle corse senza fiato

per le campagne verdi come il ragano

mano nella mano con te.

 

Nel dopocena del Piccadilly

ti penso forte

con lo stecchino tra i denti

e gli occhi che si perdono sullo schermo gigante di sky.

Io non ti scordo mai.

 

 



posted by TURZO | 07/10/2003 07:17 | commenti (1)


lunedì, ottobre 06, 2003
 

 

Ripalimosani

 

 

A Ripalimosani ti conviene stare

alla fine della discesa

che ti arriva il vino di tutte le botti.

 

A Ripalimosani ci tenevo un amico

che ragionava in salita

e vedeva tutto difficile.

Un altro, invece, abitava in cima la paese

e diceva che bastava lasciarsi andare

per andare.

 

Io non ho mai capito

cosa c’entrano i limoni con i molisani

tranne che una volta

Ezio Panfrotto si pigliò una pella così forte

che Curzicone gli diede il caffè col limone

e dentro il bar si sentiva l’odore

del punch al mandarino.

 

Seduto in un angolo

Mario Ciccorrea, fisarmonicista,

si faceva due o tre bicchieri di amaro abruzzese

e diceva che la migliore era la Juventùs.

 

Il prete si scaldava

vicino alla stufa a gas

e pensava ai santi suoi.

In sua presenza,

il barista tratteneva le asteme

e le menava a ballo per la discesa.

 

 

posted by TURZO | 06/10/2003 06:26 | commenti


domenica, ottobre 05, 2003
 


Monteroduni

 

 

Tu eri ricca

e mettevi i soldi alla posta di Monteroduni.

Io ti volevo sposare

e ti facevo la posta.

 

A Monteroduni conoscevo poche persone:

uno scozzese con le orecchie flosce,

un genovese che lo pestavano sempre,

uno di Agone che acchiappava le serpe

e un turcomanno con la zeta sul culo

ché aveva incontrato Zorro.

 

Tu eri ricca

ma non cacciavi una lira

nemmeno per un caffè al tuo compleanno

e gli anni ti passavano addosso

come il rullo sul catrame della strada

che schiatta i brecciolini

come facevi tu con i brufoli di tua sorella.

 

Al bar di Sant’Eusanio c’erano i giornali

ma tu non sapevi leggere

e io facevo le figure.

 

Tua madre si guardava le telenovelas

tutto il giorno

tu ti arrabbiavi

perché consumava la corrente.

Tuo padre faceva l’inventore:

voleva inventare il GRATIS.

Perse la vita al supermercato

mentre cambiava i punti

con un servizio di bicchieri.

 

Sotto alla Cascate

mi bevevo la birra e l’umidità

mentre tu passavi nella mia vita

come l’acqua sotto i ponti.

 

Moristi ricca e vergine

come un diamante mai toccato,

come l’ideale di chi te biv’.

 

 

posted by TURZO | 05/10/2003 07:25 | commenti


venerdì, ottobre 03, 2003
 


Molise
Ogni volta che torno, astemo.
Il Molise mi porterà all'inferno.

Rossano Turzo
Confessionale, 1972






posted by TURZO | 03/10/2003 10:57 | commenti (4)


giovedì, ottobre 02, 2003
 


Bacio perugina
«Quando si ama, è bello anche essere rana»

Rossano Turzo
San Valentino 1945





posted by TURZO | 02/10/2003 12:48 | commenti (2)


mercoledì, ottobre 01, 2003
 


TURZO E TVI
Ancora problemi tra Turzo e Tvi. Le trasmissioni sono già state sceneggiate, i testi pronti. Devono essere girate e mandate in onda. Tvi però sta perdendo tempo e Rossano sta per mettersi sul mercato. «Per me non c'è differenza. rai3, teletrigno, teleregione o telemolise per me pari sono!» ha dichiarato alla stanza in cui vive. «Ho una certà età, però, e non posso aspettare molto tempo. Potrebbe succedere che Tvi venga a mancare».




posted by TURZO | 01/10/2003 15:51 | commenti (1)