Rossano Turzo


martedì, novembre 25, 2003
 


Quando invidiare significa schiattare in corpo
di Franco Valente
da
@ltromolise

L’inverno è lungo e nel Molise bisogna trovare qualcosa da fare nelle serate che ci aspettano. Considerando il deserto culturale della nostra regione, la prospettiva non è esaltante. Si può scegliere di passare qualche ora davanti alla televisione o, più modestamente, di leggere o scrivere qualcosa. Personalmente preferisco la seconda ipotesi e perciò a dicembre quel pazzo di Enzo Nocera pubblicherà il mio sesto libro, dedicato al Castello di Gambatesa.
E, poiché scrivere oggi significa mettersi davanti al computer, inevitabilmente finisco per aprire Altromolise dove, insieme a cose intelligenti, leggo pure una discreta quantità di stronzate! D’altra parte così piace all’editore e così ci teniamo questo utilissimo giornale. Vuol dire che chi legge deve stare molto attento e saper distinguere. Mi è stata dedicata ultimamente una poesia dal solito castrato che si firma con lo pseudoanonimo di Orazio Fiacco (non poteva scegliersi nome migliore). In essa vengo associato a Rossano Turzo perché, avendo fatto un apprezzamento delle capacità letterarie e poetiche di questi, ne sarei stato ringraziato con una difesa d’ufficio scritta con il consueto stile graffiante. Forse qualcuno è convinto che io sia un amico di Rossano Turzo. Fino a qualche settimana fa non sapevo neppure chi realmente fosse. Seguendo alcune tracce sono riuscito a parlargli per telefono per non più di un paio di minuti mentre ero fermo ad un semaforo. Mi ha chiesto dove poteva trovare il mio libro sui luoghi antichi di Isernia ed io gliene ho fatto dono lasciandolo presso una emittente televisiva senza incontrarlo. Non l’ho mai più sentito, né cercato. Così viceversa. Però confesso apertamente di essere invidioso di Rossano Turzo perché sa scrivere e perché scrive cose che ognuno di noi vorrebbe scrivere. Ora non so se a causa dei miei apprezzamenti si sia formata una schiera di castrati pseudocolti che si affacciano alla ribalta di Altromolise senza avere il coraggio di firmarsi, o se, invece, io abbia messo in agitazione un solo soggetto che, non avendo una propria personalità, moltiplica la sua presenza moltiplicando gli pseudonimi. Questa piccola schiera (o questo soggetto anonimo) dalle evidenti problematiche sessuali ritorna, con una certa acredine, a criticare il linguaggio di Turzo schiattando in corpo nell’invidiare colui che vorrebbe impersonare. Non può essere diversamente. Anche a me capita di parlare sempre male della Soprintendenza, perché, amando l’arte, l’architettura e l’archeologia, freudianamente vorrei essere al posto dei nostri Soprintendenti che (detto tra noi e vista la condizione del nostro patrimonio regionale) farebbero bene a fare qualche altro mestiere. Orazio Fiacco (che ritengo ultimo pseudonimo del medesimo complessato) per la quinta o sesta volta mi provoca pensando che associarmi a Turzo sia una detrazione. Spero che altri lettori capiscano cosa stia succedendo nel panorama culturale della nostra Regione. Guardate un po’ nelle nostre trasmissioni locali quale sia il livello culturale dei partecipanti. Politici, imprenditori, sportivi, commercianti, religiosi. Guardate il livello dei nostri corregionali che, mettendosi proni, passano per letterati di qualità ripetendo da decenni la stessa zolfa sulle radici culturali del territorio del quale, in reltà, provano schifo. E non pensate che la scelta operata dai conduttori o dai gestori dell’informazione sia conseguenza di una selezione politica. Questo, vi prego di credermi, è il meglio che offre il mercato molisano, a destra, sinistra e a centro. Basta vedere RAI-Regione, la più locale (poco più che parrocchiale) delle reti televisive regionali. Ma perché sono convinto che diventerà sempre più importante il modo di esprimersi che Rossano Turzo sta esaltando fino a farlo diventare letteratura o poesia? Egli ha trovato un modo di narrare le cose che, pur essendo in apparenza l’esatto contrario della letteratura mitologica, è proprio il recupero delle radici della cultura mitologica. E un giorno spero di avere un po’ di tempo per far capire cosa voglio dire. Personalmente non l’ho mai frequentato e non so, quindi, se si stia applicando alla realizzazione di un’opera ampia o se gli scritti già pubblicati sono solo espressioni estemporanee. Se la seconda ipotesi fosse quella vera, allora sarebbe un grave peccato. Egli ha avuto una straordinaria intuizione letteraria che merita di essere consolidata. Turzo sta all’ignorante molisano (ma non del tipo di Orazio Fiacco) come Picasso sta ai tribali dell’africa ai quali comunque si ispirava; come Topolino sta a topi di fogna, ai quali Disney si ispirava; come Iovine ai cafoni meridionali, ai quali si ispirava. E così via. Rossano Turzo finge di essere ignorante, ma i poeti dalla poesia del piffero (compresi i tromboni dell’università) non riescono a capire dove sta l’originalità. Costoro sono talmente meschini che il leccare il culo ai potenti della terra è una loro aspirazione, perché manco questo riescono fare. Continueranno a fare gli ignavi pseudoanonimi e così non saranno neppure degni di essere ammessi all’Inferno (come mi ricordò, correggendomi, il novello ed anonimo Dante Alighieri molisano).





posted by TURZO | 25/11/2003 19:14 | commenti (1)


lunedì, novembre 17, 2003
 


Vino



«...Avrei voluto avere un contatore, sistemato dentro la bocca, che indicasse tutto il vino bevuto nella mia vita. Come il contachilometri di una macchina. Così da poter dire, alla fine della mia esistenza: Ah, quanta grazia di Dio! Che non sono stato mai un grande bevitore ma ho vissuto qualche anno a Carovilli. E basta dire questo....»

Rossano Turzo
Differenze tra dame e damigiane, 1989







posted by TURZO | 17/11/2003 15:27 | commenti (4)


mercoledì, novembre 12, 2003
 


Bagnoli del Trigno

 


Arrivavi in taxi da Roma

e facevi la buffona.

Ti agguattavi le spalle con un mantello

che sembravi un’attrice

e io mi facevo i film

con la tua voce dentro le orecchie

che dicevi le parole romane

e a me mi piaceva assai.

 

Io chiantavo le semenselle

alle suole delle scarpe

alla peteca di Marrunitt’

e accarezzavo il cuoio

pensando alla tua pelle

liscia come lo zinco

della baracca di Curzicone,

come la scorza del melone rosso.

 

Avevi due gambe lunghe

come i pilastri del ponte di Agnone

e se le guardavo per più di due minuti

sbattevo per terra

come il ponte di Agnone.

 

Quando te ne tornavi a Roma

alla fine dell’estate,

per dimenticarti,

mi scroccavo un vinaccio marrone

che Peppino lu Puork

mi aveva regalato

per pulire la cantina.

 

Tu sapevi di gelsomino,

il vino sapeva di cipolla

e io ti amavo con un cavallo di Staffoli.

Così, mi sbrutuavo nelle pescolle di campagna

e come un cinghiale odoravo i fiori

cercando il tuo profumo.

Ma l’erba era acida

come il vomito di un cane che fugge,

come il sudore di Curzicone

e il cuore impazziva di dolore

per non averti con me.

 

Aspettavo giugno per rivederti

e da settembre

erano mesi e mesi di attesa

di bevute schifose come un gatto morto

di serate urlate alla luna

che dalle finestre mi maledivano.

I cani erano i miei fratelli

e nelle notti di Bagnoli,

quando mi scoppiava il cuore,

li abbottavo di zampate.





posted by TURZO | 12/11/2003 17:56 | commenti


domenica, novembre 09, 2003
 


Quelli di sagne e fagioli

A noi ci piace assai. Che tutto finisca così. Che se la vita finisce con la morte, la vita di un molisano finisce a sagne e fagioli. Che nessuno spera di più e nessuno si dispera. Se a Napoli chi ha avuto ha avuto ha avuto, se a Roma te possino ammazzà, se a Genova emu già dato... in Molise sagne e fagioli in quantità. La sagra è sagra.

Rossano Turzo
Quale Dio a Ururi?, 1996








posted by TURZO | 09/11/2003 08:44 | commenti (2)


venerdì, novembre 07, 2003
 


Scapece University

Quando non c'era, la gente studiava a Roma o a Napoli e gli avvocati si presentavano e avevano un po' di educazione. Oggi ci iscriviamo, ci facciamo le fotocopie dei libri all'ufficio di papà così non spendiamo né per l'alloggio né per i libri. Qualche milione all'anno per le tasse di iscrizione e se papà lavora a nero ci freghiamo pure la borsa di studio. Poi, se conosciamo qualcuno che conosce Buccia Onorata d'Orange o qualche Colonnino di sostegno e ci prendiamo la laurea della Scapece University. E poi tutti avvocati. Senza sapere cos'è l'educazione né il congiuntivo. e basta andare in tribunale e l'ignoranza ti sommerge. E che Cristo!





posted by TURZO | 07/11/2003 21:30 | commenti (2)


mercoledì, novembre 05, 2003
 


Frosolone


Se Dio esiste

allora sono una manovella

che gira perché girata

a mano perché manovrata.

 

E se giri e giri

prima o poi ci arrivi

che ti appare dietro una curva

come un miracolo quando ci credi

e allora dici: ecco Frosolone.

 

Taglia e ritaglia,

le forbici e i coltelli,

i funghi e i provoloni,

io mi emoziono ogni volta

che arrivo a Frosolone.

 

Tu mi aspettavi al bar che stava

vicino al distributore di benzina

ed eri bella come una nebbia di Duronia

quando d’estate vengono i Romani

e si mettono a parlare sui muretti.

 

Mi piaceva tua sorella che si era

purtroppo già sposata a Frignone

e allora ti abbottavo di bugie e di nuvole

perché già da allora mi sentivo poeta.

 

Parole e poi parole,

per te nient’altro che parole

che si scioglievano al sole

come la neve di Frosolone

e lasciavano dentro al tuo cuore

il vuoto, il gelo e l’illusione

e qualche scatola di cerini

che sapevano di zolfo.

 

Io facevo il poeta,

facevo il mio mestiere

e non riuscivo a difenderti da me

né dal freddo di Frosolone,

da quel freddo che ti ghiacciava le mani

e il cavallo dei pantaloni.

 

Ti facevo soffrire

come un fruscio sbattuto dal vento

perché la vita,bella mia,

è una ruota senza manovella.

Gira da sola.






posted by TURZO | 05/11/2003 06:32 | commenti


martedì, novembre 04, 2003
 


Ritardo
«...Fu proprio Ruzzone a farmi capire l'importanza del tempo, cioè la sua non esistenza. Mi disse che lui raccoglieva le patate da sempre e che non era riuscito a cambiare niente della sua vita, che era rimasto un miserabile. Quindi, secondo lui, o il tempo era rimasto fermo o le patate erano guaste. E sulla seconda ipotesi aveva forti dubbi perché le patate le aveva piantate lui...»

Rossano Turzo
La terra sporca meno del cielo, 1961





posted by TURZO | 04/11/2003 08:23 | commenti (1)