Rossano Turzo


mercoledì, dicembre 31, 2003
 

 

BUON 2004... AUGURI

«Chi crepa a Capodanno, difficilmente si fa il capodanno dell'anno dopo».

Cosimo Ruzzone in un appunto per Rossano Turzo


posted by TURZO | 31/12/2003 08:47 | commenti (2)


martedì, dicembre 30, 2003
 

 

Belmonte del Sannio

C’era un magliocco di sangue

sul tombino della fognatura.

Dicevano che un sorcio

era stato schiattato

da un discendente di Ovio Paccio.

A Belmonte c’era uno

che crepava i gatti

e se li mangiava con gli amici e col vino.

Veniva dall’Abruzzo

e si chiamava Purcone,

con le mani ciotte

e le orecchie fredde

come una stagnola abbandonata.

A Purcone piaceva assai

il Borsci Sammarzano

e qualche volta me l’offriva

che a bere da soli non fa male

- diceva –

ma a due è meglio.

A Belmonte conobbi l’amicizia

che quelli di Agnone non mi volevano bene

e persino Santo Guatto

mi faceva il malocchio

e mi tirava le zampe.

Purcone mi voleva bene

e io, in camera mia,

tenevo la sua fotografia

appesa vicino a quella di Ovio Paccio

e al manifesto della Juventus

Quando vedevo Purcone,

sentivo che volevo bene a tutti

e alla sera

quando il mondo diventava piccolo

come Belmonte

sentivo che volevo bene a tutto l’Universo

e pure a Santo Guatto

che poco prima gli avrei cecato gli occhi.

Belmonte era così

piccola e combattiva
come a questo schifo di vita.



posted by TURZO | 30/12/2003 16:54 | commenti


lunedì, dicembre 29, 2003
 


LO SCOOP DI NATALE

 

ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA

QUINTA PARTE

17) T - lei, però, sembra eccessivamente critico nei confronti di iorio e patriciello. possibile che i mali del molise dipendano solo da loro due?

G - E chi ha mai detto che i mali del Molise dipendano solo da Iorio e Patriciello? Io faccio il giornalista e sono legato all'attualità. Non posso appesantire ogni frase dei miei articoli con considerazioni di  carattere storico che peraltro non mi competono. E come giornalista riporto i fatti così come ritengo, dopo accurate verifiche, si siano svolti. Lei ritiene tollerabile che il vicepresidente della sua Regione decida circa i finanziamenti da erogare alle sue aziende dopo che queste hanno  Presentato una domanda firmata dalla madre settantottenne del vicepresidente stesso? Se a Lei questo comportamento sembra tollerabile allora troverà sempre i miei articoli eccessivamente critici.

18) T -  io ho ancora qualche dubbio su quell'inchiesta di diario. lei vuole liberare il sud dai mali che l'affliggono. bene. ma perché cominciare proprio da patriciello? non poteva comincIare da qualcun altro?

G - Mi piacerebbe sapere quali sono i suoi dubbi sull'inchiesta di Diario. Dopo venti domande ancora non li ho capiti. Per quanto riguarda la mia istanza di liberazione del Sud deve sapere che Patriciello non è affatto il primo passo che muovo nel nostro Mezzogiorno. Già su Diario per il quale collaboro dal maggio del 2003, ho pubblicato un'inchiesta sulle Ferrovie del
Gargano assai più dura di quella su Patriciello. Ma siccome i titolari di quell'azienda non fanno politica ha fatto meno scalpore. Inoltre per due anni ho curato una rubrica su Radio Tre intitolata "Verso Sud", con la quale ho affrontato molti scottanti argomenti e personaggi meridionali, dal cardinal Giordano ai traffici di rifiuti, dalla condizione dei manicomi in Puglia al dissesto idrogeologico. Quattro giorni prima della tragedia di Sarno iniziavo la mia puntata di Verso Sud in questo modo: "Il Sud frana...." e citavo tra le zone a rischio proprio Sarno. Inoltre come inviato di Radio Zorro prima e di Radioacolori poi, trasmissioni  condotte da Oliviero Beha su Radio Uno, mi sono occupato innumerevoli volte del Sud. Ad esempio con la mia trasmissione sullo scandalo delle 700 promozioni illecite alla Regione Calabria ho contribuito nel 2001 a far ritirare quel provvedimento indecente. In ogni caso se anche avessi iniziato con Patriciello non vedo il problema. Da qualcuno si dovrà pur cominciare.


19) T - se le cose stanno così come lei dice, perché la magistratura non interviene? se i giudici non leggono i giornali non dovrebbe essere > l'opposizione a portare i «ritagli» dei giornali in procura? se invece i giudici hanno letto la sua inchiesta e se l'opposizione l'ha sottoposta all'attenzione della procura, vuol dire che i giudici non ritengono fondate le informazioni che lei riporta nell'inchiesta. O non è così?

G - Quando scrivo un articolo non mi preoccupo dei tempi e modi di una eventuale reazione della magistratura. Mi preoccupo solo di scrivere cose vere, che riguardino personaggi pubblici e che non offendano gratuitamente nessuno. Non scrivo articoli per mandare in carcere la gente. Una notizia non è necessariamente una notizia di reato. Faccio inchieste critiche sui comportamenti di una certa classe dirigente Italiana al solo scopo di informare la pubblica opinione e semmai di produrre una reazione morale. La domanda che lei mi formula andrebbe formulata a qualche magistrato e ai rappresentanti dell'opposizione non a me.

 

20) T - che cos'è per lei l'amore?
G - La comunione di anima e corpo con un altro essere vivente.

 

 








posted by TURZO | 29/12/2003 22:51 | commenti
 


LO SCOOP DI NATALE

 

ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA

QUARTA PARTE

 

13) T - anche in molise, in questi giorni, fa molto freddo. lo sa che i paesi terremotati hanno avuto difficoltà con la neve e con l'energia elettrica?

G - il problema del molise è la povertà e l'arretratezza delle infrastrutture. come in tutto il sud. è il risultato del modello di sviluppo democristiano prima e craxiano poi: frati ricchi e convento povero. Ecco perché i molisani pur non essendo poveri, il pil pro capite è il più alto del sud, si sentono poveri e hanno paura: vedono che tutto ciò che è collettivo è derelitto e abbandonato a sè stesso. ed ecco perché hanno votato per iorio e il centrodestra nel novembre del 2001 spostando nel giro
di pochi mesi la bellezza di 33.000 voti dal centrosinistra al centrodestra. perché nel frattempo aveva vinto berlusconi e come tutte le regioni del sud il molise ha scelto per debolezza e atavica paura di salire sul carro del vincitore. ma presto come tutto il sud si accorgeranno che votare un governo che ha bossi come ministro è stato il peggior affare della loro vita. I molisani si orientano in base alla paura di tornare ad essere poveri e si accorgeranno che berlusconi/iorio/patriciello stanno impoverendo il molise. anche se sono un po’ lenti a capire prima o poi i molisani lo capiranno.

14) T - in una delle sue risposte accennava ad altri lavori in preparazione sul molise. può darci qualche anticipazione?

G - sto preparando un'inchiesta sulla sanità in molise in particolare sui rapporti tra politica e sanità, un viluppo incestuoso e devastante. Il protagonista stavolta sarà don michelone iorio, un faccione simpatico da tardodemocristiano che mi sarebbe piaciuto avere come compagno di banco per dargli una schicchera sulle orecchie ogni volta che parlava. sono sicuro che come compagno michelone sarebbe stato stupendo, uno di quelli che ti passano i compiti e le merende. peccato che adesso le merende e i compiti li passi a patriciello. e il conto lo fa pagare ai molisani.

 

15) T - secondo lei, le piccole dimensioni del molise potrebbero essere sfruttate per la «sperimentazione» di nuovi modelli economici?

G - normalmente le economie diventano vantaggiose sfruttando i grandi numeri per cui direi di no, ma in realtà esistono molte possibilità per cercare di impiantare in molise un mercato equo e solidale a cominciare dall'agricoltura. ma un comparto molto trascurato in molise è il turismo. Il molise è bellissimo ma è isolato rispetto alle rotte turistiche nazionali. non ha bellezze artistiche particolari perché storicamente è rimasto tagliato fuori dalla grande fase storica rinascimentale e barocca come anche dagli esperimenti urbanistici settecenteschi. ma ha una natura pressoché incontaminata e chi fugge dalle grandi città cerca soprattutto aria pulita e cibi sani. questa direttrice di sviluppo deve essere curata di più. Occorre aumentare la ricettività alberghiera e soprattutto la qualità, attualmente molto scadente.

16) T - come ha trovato i giovani molisani? ha visto qualche bella faccia o li ha trovati tutti spenti?

G -  purtroppo non ne ho conosciuti. i giovani non si interessano di politica e io ho conosciuto solo politici e giornalisti. solo una volta girovagando per isernia mi sono fermato in una pizzeria piena zeppa di studenti che aspettavano il treno. ho visto nei loro volti quella differenza antropologica rispetto ai ragazzi delle metropoli che noto ogni volta che torno in provincia. mi sono sembrati ragazzi timidi e rispettosi, curiosi e riservati. poche tracce del precoce disincanto dei giovinastri romani. quello che posso dire è che trovo attraenti le molisane. meno delle napoletane o delle salernitane ma certo più delle liguri o delle toscane che non trovo affatto attraenti. il padre di mia moglie, che è nata a napoli, è di origine molisana, di oratino.  io amo le donne del sud. il sud dopo undici anni passati al nord mi ha salvato la vita. e io voglio salvare il sud. con il mio lavoro e le mie  denunce. il mio sogno di cittadino è un sud prospero e felice, ricco e libero. in tutta europa il sud è ricco e il nord è povero. solo in italia accade il contrario.

posted by TURZO | 29/12/2003 15:50 | commenti


venerdì, dicembre 26, 2003
 


LO SCOOP DI NATALE

ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA

TERZA PARTE

9) T - «lo straniero» di camus è un libro bellissimo, con un incipit sconvolgente: «oggi è morta mia madre...». lei avrà sicuramente visto anche la trasposizione cinematografica di visconti con un mastroianni di eccezionale bravura. quell'africa desolata e immobile non le ricorda il molise che ha appena visitato?
G - lo straniero di visconti non è un bel film. almeno per me è uno dei peggiori film di visconti. l'unico in grado di filmare quel romanzo era antonioni. ma in fondo antonioni è come se avesse sempre girato quel film, in ogni suo film. tutto il cinema di antonioni è il cinema di chi ha letto e amato profondamente "lo straniero" di camus. lo sa che antonioni è stato il primo in italia a parlare di quel libro? per quanto riguarda il paragone del nordafrica con il molise non sono d'accordo. non ci trovo alcuna similitudine. il molise per me è l'italia da ovest verso est. nessuna regione italiana è così divisa tra est e ovest. il molise risente a ovest della campania e a est del dinamico modello di sviluppo adriatico, del tutto diverso da quello tirrenico. del molise amo la luce. in particolare amo la luce di venafro. venafro è una città che amo in modo particolare. risente
della dolcezza della campania ma ha una grazia e una riservatezza che le città campane non hanno. mi ricorda moltissimo il portogallo, dove ho vissuto. anche pozzilli è una cittadina minuscola e dolcissima. peccato che ci sia patriciello. ma in fondo capisco che anche lui possa amare queste due cittadine. detesto invece lo sviluppo urbanistico di campobasso. è l'ennesimo esempio di come i governanti democristiani abbiano potuto distruggere una ridente cittadina del centrosud. come potenza, come bari, come tutta la calabria e buona parte della campania. la dc ha distrutto il sud, il giardino d'europa.

10) T - torniamo all'inchiesta di diario. qui in molise qualcuno l'accusa di killeraggio giornalistico e politico. sil lascia intendere, cioè, che dietro di lei ci sia qualcuno che l'abbia «caricato» contro il vice presidente della regione molise. si parla di concorrenti della neuromed, di concorrenti di altre aziende del gruppo patriciello e di concorrenti candidati alle prossime europee (perché forse il vice presidente aveva fatto un pensierino a strasburgo). cosa risponde a queste accuse? soprattutto, visto che voleva fare un'inchiesta sul molise: perché ha iniziato proprio da patriciello?
G - io non volevo fare un'inchiesta sul molise. volevo fare un'inchiesta su patriciello perchè è la dimostrazione vivente che l'insensibilità della classe dirigente italiana verso la legalità è uniformemente diffusa su tutto il territorio nazionale, da arcore fino a pozzilli. semmai successivamente farò un'inchiesta complessiva sul molise. dietro di me non c'è nessuno. io non prendo ordini da nessuno. mi sono giovato di informatori, di destra, di centro e di sinistra. so io come scegliere le fonti e come utilizzarle. ma ci ho messo molto di mio, della mia sensibilità di giornalista e di cittadino soprattutto. mi è giunta voce che qualcuno sussurra che abbia attaccato patriciello su mandato dell'università cattolica. l'idea é palesemente assurda: lo scorso ottobre sono stato assolto in primo grado insieme al mio amico e maestro oliviero beha dall'accusa di diffamazione a mezzo stampa nei confronti di un barone dell'Università cattolica del sacro cuore. avevamo denunciato su radio uno lo sfacciato nepotismo con il quale gestiva un reparto oncologico del gemelli. per sapere quali sono i miei rapporti con la cattolica basta chiedere all'ufficio stampa del Gemelli... l'idea che io abbia dei mandanti occulti alle spalle nasce per un
preciso motivo: ai molisani appare impossibile che un giornalista possa essere libero e disinteressato, mosso solo da passioni civili. è comprensibile, di giornalisti siffatti in molise non ne esistono, tuttavia basterebbe alzare la testa.
11) T - come mai la sinistra molisana non ha mai denunciato le cose di cui lei parla nell'inchiesta?
G - 1)perchè la sinistra  molisana altro non è che una costola della vecchia dc. riproduce esattamente la stessa concezione mediatoria della politica, lo stesso moderatismo, la stessa paura di scossoni che possano pregiudicare il rapporto con un elettorato dominato da ceti rurali e conservatori. 2) perchè su questa base si è innestato il dalemismo, ovvero cinismo più affarismo. per cui anche uno come patriciello con il suo pacchetto di voti può tornare utile in vista delle elezioni. 3) perchè in molise spesso sulle strategie prevalgono gli interessi di alcuni personaggi, gli umori sui disegni politici, i biechi calcoli elettoralistici sulla passione ideale. come spesso avviene nella politica del nostro sud 4) perchè in molise è assente quella sinistra di formazione borghese particolarmente attenta ai diritti civili, alla legalità, alla trasparenza, alla libertà. forse perchè è assente una vera e propria borghesia. c'è poi il caso di rifondazione comunista, e della cgil. non hanno mai fatto una vera battaglia contro patriciello e il suo sistema di potere, (se si eccettua il mio amico sergio calleo). l'hanno fatta contro molti personaggi e per episodi senz'altro gravi ma contro patriciello mai. la cgil non ha nemmeno aderito alla manifestazione del 10 dicembre al roxy. il 10 dicembre rifondazione comunista ha diffuso un volantino tatticamente sconcertante, dove sostanzialmente si paragonava patriciello a falcione e a qualche altro episodio di conflitto di interesse del tutto marginale.  per concludere che in fondo sono tutti colpevoli e quindi nessuno è colpevole. patriciello avrà senz'altro gradito. tuttavia mi auguro che la sinistra molisana faccia autocritica su patriciello e su altre inerzie e pavidità, che faccia pulizia al suo interno liberandosi delle persone compromesse  aprendo una stagione di battaglie civili e politiche. sono sicuro che lo farà.
12) T - quale posto del mondo le piacerebbe visitare in questo momento?
G - se non facesse così freddo vorrei essere a Ullapul, un villaggio della Scozia settentrionale. Ma è quasi scandinavia e fa veramente troppo freddo.

(...CONTINUA...)










posted by TURZO | 26/12/2003 08:10 | commenti (2)


giovedì, dicembre 25, 2003
 


LO SCOOP DI NATALE



ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA

5) T - perché alcuni molisani si arrabbiano e perché alcuni altri godono nel leggere la sua inchiesta?
G - è la vita caro amico. di fronte ad un articolo come il mio è impensabile che non ci si divida. v'è una categoria di molisani che giudico irrecuperabile:quella che pensa che patriciello produca ricchezza e posti di lavoro e che pertanto tutto quello che fa è da giustificare. è una categoria molto diffusa purtroppo, anche nel nostro paese, non solo in molise. è quella che sopporta le nefandezze di silvio berlusconi perchè pensa che essendo diventato ricco lui farà diventare ricchi tutti gli italiani. di fronte a certe persone, che per giunta non vogliono prendere atto del fallimento del governo berlusconi, mi chiedo solo se pensino certe cose per interesse o per...interesse. sylos labini la chiama cupidigia di abiezione. non conosco definizione migliore. devo dire comunque che molisani che mi abbiano criticato non li ho ancora conosciuti. ho conosciuto solo molisani che mi hanno ringraziato e sono molti. vorrei solo che mi sentissero come un loro amico disposto ad aiutarli per liberarsi di questa classe dirigente. siccome credo che continuerò ad occuparmi ancora di cose molisane, chiedo loro di avere pazienza e coraggio. la pazienza di aspettare il mio prossimo lavoro e il coraggio di guardare in faccia la verità.
6) T - non pensa che in molise ci sia anche qualche buon politico e qualche giornalista impavido?
G - buoni politici ne ho conosciuti, ma sono pochi. in generale è la politica molisana ad essere malata, il contesto non i singoli soggetti. i politici come d'altra parte gli uomini, si dividono tra quelli che vogliono migliorare l'ambiente nel quale vivono e quelli che ne vogliono trarre solo vantaggi indipendentemente dalla condizione dell'ambiente stesso. la maggior parte dei politici molisani appartiene a questa seconda categoria. stesso discorso per i giornalisti; in molise non esiste libertà di stampa effettiva e la situazione è peggiore rispetto alla stessa italia che pure non se la passa troppo bene. i giornalisti molisani sono inesorabilmente legati a qualche politico e invisi a qualche altro. insomma fanno parte dello stagno fangoso della politica molisana. hanno una scusante: i molisani leggono molto poco. ma d'altra parte la scusante ce l'hanno anche i politici che sanno benissimo che in molise non esiste un voto di opinione ma solo d'interesse e si regolano di conseguenza. insomma la società molisana si attorciglia in un circolo vizioso fatto di una politica basata solo sugli interessi e sulle clientele delle cui miserie si occupa una stampa ipocrita e bugiarda che rende impossibile la formazione di una libera opinione
pubblica premessa indispensabile della trasformazione del voto da voto di interesse a voto di opinione. il problema dunque è la mancanza di libertà. la differenza la dovrebbe fare una formazione politica in grado di rompere questi melmosi equilibri. ma purtroppo non esiste. personalmente ritengo che sia più probabile che questa forza politica emerga da un energico rimescolamento di carte all'interno della sinistra previa operazione di chirurgica amputazione degli arti andati in cancrena. vedremo.

7) T - la via di mezzo a me piace poco. o ha ragione lei o ha ragione patriciello. ma chi deve deciderlo? la magistratura?
G - mi scusi ma pensavo che avesse già sciolto il dilemma e senza pensarci neanche troppo. mi auguro che la magistratura si occupi presto del contenuto del mio articolo e mi auguro che a farlo sia un giudice libero e onesto come sono sicuro ce ne sono in molise. avrei preferito un incontro pubblico con patriciello per sapere dalla sua viva voce che cosa ho scritto di falso. quale migliore occasione per mettermi in difficoltà sputtanandomi per le sciocchezze che ho scritto? ma patriciello preferisce nascondersi dietro vescovi e avvocati.
8) T - qual è il libro più bello che ha letto?
G - il libro che ho amato di più è "lo straniero" di albert camus.

(...CONTINUA...)















posted by TURZO | 25/12/2003 20:15 | commenti (1)


mercoledì, dicembre 24, 2003
 

Piccolo sannita larinese

 



Tu sei nato come Gesù,

sei nato molisano,

sfortunato già per questo,

incrinato nell’animo

come una bottiglia di peroni

quarecchiata.

Ma non perderti nel rancore

non intorcinarti come un ulivo al vento

non avere rancore e ama,

abbraccia i ladroni che ti sono accanto

sul calvario della vita.

Tu sei nato come Gesù,

sei nato molisano

e non c’è niente di meglio per risorgere

per fare della propria vita qualcosa di importante

per fare di ogni giorno un Natale

in questo Medioriente d’Italia.

Tu sei nato come Gesù,

sei nato molisano

solo che invece dei re magi

tieni attorno iorio di stasi e patriciello

invece della paglia

tieni a paglione

e invece di Pilato

tieni l’intera Regione.

Sembra una cosa triste

ma pensa a povero Gesù

che non teneva manco le campane di Agnone.





posted by TURZO | 24/12/2003 12:57 | commenti (4)
 


LO SCOOP DI NATALE

ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA

T - signor giostra, perché ha voluto portare patriciello al luna park?

G - era ora che si divertisse un po’, lavora troppo. la mia giostra non ha nulla di particolare, è solo difficile da trovare in edicola, soprattutto in molise dove la gente è abituata a ben altre giostre, quelle che girano sempre per il verso gradito ai politici. l'unica cosa è che una volta saliti è difficile scendere, anche per me, che non riesco a smettere di interessarmi del molise.

T - com'è arrivato alla decisione di approfondire il versante molisano dell'inchiesta?

G - nella mia inchiesta esiste solo il versante molisano. ho scoperto del tutto casualmente questa regione estranea a tutte le rotte giornalistiche italiane e dove per enirci deve essere successo qualcosa di tragico, come un terremoto. purtroppo per voi ho scoperto e sto ancora scoprendo una regione con una politica gravemente malata. la malattia sarebbe curabile ma non fino a quando il ceto politico molisano sarà preoccupato esclusivamente di garantirsi un futuro e un reddito anziché pensare agli interessi della gente. ho incontrato politici mediocrissimi, senza fantasia, senza idee e senza mestiere, dei guitti cialtroneschi che fanno politica come massaie al mercato. il dibattito politico molisano è caldo e avvolgente come succede spesso al sud ma si svolge su presupposti un pò miserabili e vola terribilmente basso. peggio ancora dovrei dire del giornalismo molisano, il più pavido che abbia mai conosciuto, ma meglio lasciar perdere.

T - lei è una persona invidiosa? pensa che i molisani siano invidiosi?

G - l'unica cosa che invidio è la calma. quando vedo qualcuno più calmo e sereno di me lo invidio. vorrei essere come lui. per quanto riguarda le cose che di solito si invidiano, la ricchezza, il potere, la bellezza, no sono cose che non mi interessano. l'unica cosa che mi interessa è la verità. la mia vita ruota attorno alla ricerca della verità. l'uomo buono è solo colui che cerca la verità, che dedica la sua vita interamente alla ricerca della verità. solo con la verità, solo vivendo nella verità, si è uomini giusti. quando mi accorgerò di aver dedicato tutta la mia vita alla ricerca della verità, forse quel giorno mi sentirò, per la prima volta, calmo.

T - che cos'è la luna, per lei?

G - un'entità vitrea e indifferente che mi impedisce di far viaggiare la mente verso l'infinito. se guardo il cielo intensamente, soprattutto di notte, riesco a raggiungere una sorta di estasi dell'infinito. la mente non può pensare l'infinito, può solo intuirlo, abbracciarlo in un istante. in quell'istante è possibile l'esperienza estatica dell'infinito. la luna con la sua presenza accarezza i pensieri, li blandisce, ma non favorisce la liberazione della mente verso l'esperienza dell'infinito. purtroppo non ho
più molto tempo da dedicare a queste esperienze. non riesco più a coltivare interessi estetici come da ragazzo, come all'università, dove mi sono laureato in estetica e facevo il critico cinematografico. i miei interessi sono passati dalle forme alle norme.

(...CONTINUA... NEI PROSSIMI GIORNI)

posted by TURZO | 24/12/2003 07:57 | commenti (1)


martedì, dicembre 23, 2003
 

 

  IL NATALE DI ROSSANO TURZO 



Per me il Natale è davvero una festa. Sono nato il 25 dicembre del 1921. Veramente non fu un parto naturale né cesareo. Fu la levatrice a infilare la mano e a tirarmi fuori prendendomi per il pisello. Mia madre recitava in una compagnia teatrale di Castelmauro e quel giorno faceva la Madonna. Il regista Pasquale Sfraffaprete aveva pensato a tutto: un parto in diretta. Dovevo nascere in chiesa alla mezzanotte, in coincidenza con Gesù. Solo che io non ne sapevo niente e la chiesa era fredda. Tutto era pronto: i mandarini inzino ai re magi, la mirra che nessuno sapeva cos’era e così avevano messo il lardo squagliato in un barattolo di conserva, e il sagrestano con la corda della campana che doveva tirare mentre io uscivo come un Cristo di Castelmauro.
La mia famiglia non era di Castelmauro. Mio padre era un contadino di Larino e mia madre una musulmana di Ortona. Io nacqui a Castelmauro, in diretta, preso per il pisello dalla levatrice perché non volevo uscire. Tutto era pronto e io no. Il prete era nervoso come un ulivo di Venafro. «Cacciatelo fuori – disse – se no facciamo mattina!». Non mi ricordo niente di quel momento. Me lo hanno raccontato tante volte, però; ogni volta che mi sono riunito con la famiglia per pranzo di Natale.
Il Natale del 2001 mi ha portato ottanta anni suonati come le campane del sagrestano. I Natali che più ricordo sono quelli dell’adolescenza. A quattordici anni mio padre mi regalò una zappa, la mise sotto l’albero di Natale. Io avevo chiesto, nella lettera a Babbo Natale, le scarpette da pallone come quelle di Piola. Ma mio padre non sapeva leggere. Quando mi svegliai corsi immediatamente a vedere cosa c’era sotto l’albero. Vidi la zappa e mi emozionai. Mio padre se ne accorse e guardò negli occhi mia madre: «Hai visto – disse – stu guaglione è nato faticatore». Quando mi resi conto di cosa voleva dire zappare piansi tutto il giorno, tutto il giorno di Natale.
A Santo Stefano me ne scappai in Argentina. E lì potete immaginare che Natale si passa. Fa caldo come a Petacciato ad agosto e invece del panettone ri danno la bistecca di vacca con l’uva passa. Una volta ho passato il Natale a Rosario, da Franco lu Sdreus di Campomarino. Lui era partito nel 1908 ed è ancora vivo. In due mangiammo mezza vacca arrosto. L’altra metà se la mangiarono i figli, una trentina, con le mogli e i nipoti. Fu un Natale da circa duecento persone.
Nel periodo di Natale, durante la mia adolescenza, scannavano i porci. Ai bambini cadevano i capelli, rimanevano traumatizzati. Quando lo scannavano, il maiale urlava assai ed io mi mettevo paura. Invece gli uomini grossi si divertivano. Qualche volta il porco se ne scappava con il coltello nel collo e tutti lo inseguivano per le vie del paese. Io ero vegetariano perché la mia famiglia non poteva permettersi il porco. Mio padre diceva sempre: «Noi siamo persone civili, non uccidiamo i portci». Ma poi tirava il collo alle galline di Vincenzo Sgrizzalota che abitava vicino casa nostra. Io mi abbottavo la panza di cicoria e mi fumavo le glianne.
Il maestro ci faceva scrivere la poesia di Natale e, già da allora, ero un grande poeta incompreso. A otto anni ne scrissi una e la misi sotto il piatto di papà. Me la ricordo a memoria
Quando sciocca
la notte mi ammagliocco
come un sorgio che si ha preso il suo veleno
come un bufalo che ci ha male di panza
come un cuano sul binario e passa il treno
Se fa freddo non s’appiccia la candela
e mio padre già s’incazza col cerino
mentre mamma va alla messa, alla novena
nonno spara le sue puzze e beve vino
Ma oggi è Natale e sono felice
papà imbonne la polenta sull’alice
poco olio, poca carne, pochi dolci
poco pane alli cristiani
poca vrenna per li porci.
Per favore, caro papà
almeno oggi non astemà
porco giù, porco su
teniamoci buono almeno Gesù

Mio padre lesse la poesia e cominciò a piangere. Mia madre mi tirò un manrovescio: «Almeno a Natale, smettila con queste poesie. Lo farai morire questo pover’uomo! Mio padre piangeva ogni volta che trovava una mia poesia. Lui non sapeva niente dei poeti. Ricordava soltanto che il padre di Pascoli era stato ucciso a fucilate e pensava che tutti i padri dei poeti dovessero fare quella fine. per questo non voleva che io facessi il poeta.

Dopo pranzo venivano i parenti a giocare a tombola. Mio madre preparava le castagne sotto la coppa, due a testa. A me capitavano sempre quelle puzze e le mettevo calde calde sotto il culo di mia zia che, quando si sedeva, diceva «Ah! Che bella cosa!». A tombola vinceva sempre mio padre perché si prendeva la cartella con i numeri giusti. Non ce li avevamo tutti e quindi uscivano sempre gli stessi. Mio zio Adelmo, che mio padre chiamava «lu strunz», si aggliogliava vicino al caminetto e io menavo dentro al fuoco le castagne senza tagliarle. Una volta una scoppiò così forte che zio Adelmo si svegliò di soprassalto e mi tirò una zampata che andai a finire sopra al presepe e lo spaccai tutto quanto. Quando si finiva di giocare mia madre raccoglieva i fagioli che avevano usato per coprire i numeri e li metteva nella pignata. Era quello il pranzo di Santo Stefano.

Io me ne andavo sul balcone e tiravo le maglioccate di neve alla gente che passava. Una volta lo spazzino stava pisciando per sfregio vicino al portone di casa, proprio sotto il balcone e, mentre faceva le sue cose e usciva la nebbiolina dalla neve, io preparai un bel magliocco di neve con dentro un pezzo di vaso e da sopra glielo chiantai forte sulla testa. Lui urlò così forte che lo sentirono da dentro e mia madre corse alla porta. Quando aprì se lo trovò davanti con il coso da fuori e tutto pieno di sangue. «Scappa – urlò a mio padre – hann castrat’ lu scupin!» Mio padre scoprì tutto e mi tritò di mazzate. Me ne andai a dormire che già pensavo all’Epifania.

Tra il cinque e il sei gennaio aspettavo la Befana tutta la notte vicino al camino. L’aspettavo perché volevo riempirla di zampate. Ero incazzato nero perché non mi portava mai niente. Se non avessi trovato la poesia sarei diventato come Bin Laden o come ‘sti guagliuni che si croccano la droga.



























posted by TURZO | 23/12/2003 22:04 | commenti (3)
 


  ROSSANO TURZO AUGURA PACE

  BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

  ... MA CHI È FELICE?




posted by TURZO | 23/12/2003 21:54 | commenti (1)
 


Il Chiglione



(...) A Natale, il chiglione firma un assegno e lo dà alla moglie così che si va a comprare il regalo da sola. Perché lui non ha tempo di comprarglielo. Poi quando la moglie torna e gli fa vedere il regalo, lui commenta e dice che se c'era andato lui gli avrebbero fatto lo sconto. Il Chiglione cambia macchina spesso ed è amico del concessionario. dice che questa amicizia lo garantisce dalle fregature però sta sempre dal meccanico e con il meccanico parla di meccanica e di meccanica dice che ne s più lui che il meccanico. Il chiglione non prende medicine, così dice, perché il corpo può guarire da solo. Ma quando si ammala si abbotta di antibiotici perché se la fa sotto e ha paura di morire. Il chiglione non ha un buon rapporto con il figlio maschio. Lui odia il padre, non lo sopporta perché gli somiglia e già vede nel suo futuro una vita da chiglione (...)

Rossano Turzo
Il Chiglione, 1998








posted by TURZO | 23/12/2003 20:21 | commenti


lunedì, dicembre 22, 2003
 


Il Chiglione



(...) Una volta il Chiglione mi invitò a pranzo e la moglie fece la polenta. Perché il Chiglione non ama cibi raffinati, vuole le cose grezze perché hanno detto che mo vanno di moda un'altra volta. Lui si abbotta di polenta e di sagne e fagioli e poi va alla vineria, all'enoteca e si beve il vino da trenta euro che lo mettono dentro una brocca larga per fargli prendere aria. Al vino, no al Chiglione. Lui beve il vino, assaggia e dice: buono buono, fruttato retrogusto. Poi ci ammischia un po' di coca cola che assoluto non gli piace. Quando è venuto Grillo all'ariston di campobasso, ci sono andato con il chiglione perché ci aveva i biglietti gratis che gli aveva dato l'assessore. grillo parlava di lui e lui rideva, pensava che il chiglione ra qualcun altro. quando è venuto a larino paolo rossi, siamo andati insieme a vederlo perché il chiglione conosceva un poliziotto che ci ha fatto entrare senza pagare. paolo rossi parlava del chiglione e lo insultava diceva cose brutte. e il chiglione rideva perché non si accorgeva che parlavano di lui. Io ero mortificato, mi feci piccolo piccolo e mi dispiaceva un po' per il chiglione. quando uscimmo dal teatro c'era uno slavo che chiedeva l'elemosina. il chiglione gli tirò una zampata e disse: "vai a lavorare, non mi rovinare la serata" poi mi portò in un bel bar e mi offrì un armagnac che suo fratello se lo beveva sempre quando andava a Parigi (...)

Rossano Turzo
Il chiglione, 1998





posted by TURZO | 22/12/2003 08:11 | commenti (1)


sabato, dicembre 20, 2003
 


Il chiglione



(...) Da cinque o sei anni non compra più acquavelva. Dopo che si fa la barba si disinfetta con un dopobarba che compra alla profumeria. Una cosa di marca. Porta la macchina al lavaggio e gli puzza sempre di un detersivo dentro che viene dal cruscotto. Il chiglione conosce gli infermieri all'ospedale e passa avanti agli altri perché li conosce. Non manca mai alla Corsalonga di Staffoli perché lì ci incontra sempre l'assessore che lo saluta e lui fa vedere agli amici che conosce l'assessore. Una volta il chiglione disse che il ponte di Agnone era caduto per motivi politici, poi si accorse di aver detto una cosa senza pensare e si preoccupò perché gli era sembrato che era meglio quando non pensava. quando la mattina scende dal bosco, tiene le mutande del giorno prima ma se uno parla di igiene dice che lui si fa sempre la doccia, almeno una volta al mese. L'odore del chiglione è indescrivibile, non si può descrivere su un libro ma se proprio volete provarci a sentirlo, mettete un po' di dopobarba di marca su una maglietta di acrilico dove ci avete sudato dentro; poi mettetela nel posacenere della macchina per due giorni e sentirete l'afrore del chiglione. Il chiglione si crede bello perché mette le corna alla moglie con uno scuorfano che fa schifo solo a pensarla ma lui lo fa perché così può dire che anche lui, come l'assessore, tiene l'amante. Certo volte, quando penso al chiglione, mi viene da rimettere. Poi, invece scoppio a piangere. Penso al Molise e vorrei essere nato a Istanbul (...)

Rossano Turzo
Il Chiglione, 1998








posted by TURZO | 20/12/2003 20:27 | commenti (2)


venerdì, dicembre 19, 2003
 


Portocannone

 

Quando si schiattò la gomma,

prima di arrivare a Portocannone,

pensai alla morte

e sperai di non ritrovarmi all’inferno

insieme a quello squaglianeve di Pietro lu Sfurzat’.

 

Io parlavo albanese

come tu parlavi cinese

ma le parole del cuore

sono comprensibili a tutti

e io all’inferno ci volevo andare con te.

 

Scesi dalla macchina

e misi il piede in una cunetta

piena di sorci grassi e veloci.

Un camionista passò

e fece schizzare il fango con le ruote.

Lo salutai con un gesto che sapeva

di sincerità e di vita.

 

Quando arrivai a Portocannone

era già notte

ma il paese era bello uguale

come mia madre da giovane.

Tu, nell’attesa,

ti era fidanzata con un altro.

Volevo fare una protesta

ma il Comune era chiuso,

volevo bestemmiare

ma non c’era nessuno che mi sentiva.

 

Me ne andai a dormire in sagrestia

e pregai forte,

pregai perché ti si schiattassero le emorroidi

come la gomme della mia macchina.

Ma poi ti perdonai

e mi misi a pensare

agli olivi di Larino,

a quelli di Venafro,

all’uva di Campomarino

e all’afa di Cliternia.

Pensai che la vita è bella

anche quando si è da soli,

quando confondi il buio di una chiesa

con il suo silenzio.

Mi addormentai stanco,

ansimando come un cinghiale

sfuggito al cacciatore

e finalmente nella tana.





posted by TURZO | 19/12/2003 07:04 | commenti (1)


mercoledì, dicembre 17, 2003
 


Il chiglione



(...) Sapeva come si rimontano le batterie alla macchina. Sapeva quali scarpe costavano meno, in quale negozio. e sapeva con chi la molgie di Cetaccio metteva le corna al marito. Sapeva tutto lui.
Una volta disse che un suo antenato aveva venduto la paglia al padrone della stalla dove era nato Gesù. E non si ricordava se era di Betlemme o di Limosano. Un'altra volta disse che in Francia lui c'era stato e lì sì che facevano bene sagne e fagioli: «ci mettono la cipolla e un bicchiere di champagne». Il Chiglione era unico: se ne andava alla processione di Chiauci e poi bestemmaiava per sentirsi importante; si metteva i jeans di armani e poi schiattava i gatti per mangiarseli con gli amici. Andava a Montecarlo a giocarsi tre quattrocento euro alla roulette e poi si mangiava le rane vive. Quando scoprì che se uno ti minaccia di farti perdere il posto se non lo voti lo puoi denunciare, si sentì spaesato e disse che lui non l'avrebbe mai fatto perché oltre al posto suo rischiava l'incarico del figlio alla regione. Era un vero chiglione: si vedeva dal doppiomento calloso che sembrava la nuca di Lucio Dalla (...)

Rossano Turzo
Il Chiglione, 1998







posted by TURZO | 17/12/2003 21:14 | commenti (3)


lunedì, dicembre 15, 2003
 


Il chiglione

(...) Sandruccio Struccone lo conosceva bene. Me ne parlò per un pomeriggio intero. Raccontò del Chiglione e io ascoltai con pazienza e umiltà. Secondo Struccone il Chiglione veniva dai boschi di Cerro e scendeva a valle tutte le mattine. Si credeva chissà chi ma era veramente ignorante. Tanto ignorante che quando vedeva il sole pensava che qualcuno lo partorisse perché sentiva dire in giro che nasceva. Il Chiglione leggeva soltanto i giornali nazionali perché quelli locali lo infastidivano. Dicevano che gli facevano venire la puzza al naso. Gli avevano dato un posto sotto a Pozzilli e quello che glielo aveva dato lui diceva che era una specie di padreterno, che una volta aveva deviato il fiume Volturno per prendere l'oro dal fondo e poi aveva rimesso tutto a posto. Io non credevo alle mie orecchie ma Struccone disse che una volte il Chiglione aveva sbagliato a votare e si era preso tanta paura che lo scoprivano che aveva preso la tremarella per dieci giorni. Poi gli spiegarono che il voto è segreto e lui da quel momento prese coraggio e non si vergognò più di se stesso (...)

Rossano Turzo
Il Chiglione, 1998



posted by TURZO | 15/12/2003 19:52 | commenti (1)


domenica, dicembre 14, 2003
 


Matrimonio

(...) La moglie di Cosimo Ruzzone sapeva di cipolla. Aveva il viso del colore della polenta quando la metti da parte per la sera. Le gote erano rosso-marroni come il vino che Carmelo lo Struccio ci serviva a colazione, nella cantina della stazione ferroviaria. Era una donna che faticava assai, che si uccideva di fatica. Rimetteva il fieno e puliva le stalle, preparava da mangiare e zappava l'orto, faceva le conserve e andava a prendere il vino. La notte andava a fare le pulizie alla Neuromed. Ruzzone non ricordava come l'aveva conosciuta. Diceva che forse quando era nato già se l'era sposata, perché vivere senza di lei era come mangiarsi sagne e fagioli senza i fagioli. Lui non parlava mai d'amore, non aveva mai pronunciato quella parola. Solo che benediva quella femmina e ringraziava Iddio per avergliela mandata. «Non sarei mai diventato Cosimo Ruzzone senza di lei» diceva. Poi diventava pensieroso e forse si chiedeva: «Ma perché: chi cazzo è Cosimo Ruzzone?» (...)

Rossano Turzo
Il diario di Aldo, 1985



posted by TURZO | 14/12/2003 15:02 | commenti


martedì, dicembre 09, 2003
 


Vecchiaia

(...) Sento le forze venirmi meno. E sento qualcuno venirmi dietro, come un ricordo di gioventù. Quando mi sedevo alla taverna di Felice Lu Guatto, a bere un vino che sapeva di castagne croate andate a male, Cosimo Ruzzone e il suo quartetto non smettevano di suonare la musica della nostalgia. Io mi croccavo un bicchiere, una sigaretta e una canzone. Poi ricominciavo: un bicchiere, una sigaretta e una canzone. E mi sentivo bene. Sentivo che il tempo si era fermato e che il Molise poteva avere un futuro anche con Iorio e Di Stasi. Oggi mi rendo conto che era un'illusione. Quella non era la Verità. Era la Gioventù.

Rossano Turzo
Sant'Iddio, 1970




posted by TURZO | 09/12/2003 21:13 | commenti (2)


venerdì, dicembre 05, 2003
 


«Bonjour Stronzesse».

(Ennio Flaiano)

 


posted by TURZO | 05/12/2003 07:17 | commenti


giovedì, dicembre 04, 2003
 

 

posted by TURZO | 04/12/2003 19:38 | commenti


martedì, dicembre 02, 2003
 


Valente e Patriciello

Questa mattina, in consiglio regionale, Aldo Patriciello ha tenuto un discorso sull'invidia. D'Ascanio l'ha definito «esternazione spirituale». Pochi giorni fa, Valente, su @ltromolise, aveva parlato dello stesso argomento. Cosa sta accadendo?





posted by TURZO | 02/12/2003 15:07 | commenti (3)
 


La morte non ha i tuoi occhi

(...) Curzicone era impaurito dal viola dei paramenti, dalla voce del prete, dal rumore che facevano i becchini, dal puzzo dei fiori delle corone. Le donne urlavano e si strappavano i capelli (facevano finta). Curzicone uscì dalla stanza e vomitò la polenta con i cicori che aveva mangiato due ore prima, di ritorno dai campi. Le campane suonavano con una lentezza che ti faceva incazzare. Ecco, pensai, siamo stati capaci di rovinare anche il momento della morte. I bambini molisani hanno paura della morte come di papoccio o dell'uomo nero. La paura della morte non ci fa crescere. Non era schifosa la morte ma tutto quell'apparato di ipocrisia che c'era intorno. Il cadavere ci guardava come uno che ti prende per un rincoglionito. Pensava - ammesso che un cadavere possa pensare - che sarebbe stato meglio avere accanto persone che si comportassero normalmente, che raccontassero le cose della vita, che parlassero di lui con un po' di rimpianto e con la gioia di averlo conosciuto in vita. Curzicone non resisteva più. Sulla loggetta dove il cadavere quando era vivo prendeva il fresco, Curzicone continuava a sputare e a fumare nazionali senza filtro. La sua saliva si ammaglioccava e il pensiero della morte si accavallava al desiderio di una peroni che pulisse l'esofago (...)

Rossano Turzo
Io non avevo paura, 1977




posted by TURZO | 02/12/2003 07:08 | commenti