| Rossano Turzo |
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mercoledì, dicembre 31, 2003
BUON 2004... AUGURI
«Chi crepa a Capodanno, difficilmente si fa il capodanno dell'anno dopo». Cosimo Ruzzone in un appunto per Rossano Turzo posted by TURZO |
31/12/2003 08:47 | commenti (2)
martedì, dicembre 30, 2003
Belmonte del Sannio
C’era un magliocco di sangue sul tombino della fognatura. Dicevano che un sorcio era stato schiattato da un discendente di Ovio Paccio. A Belmonte c’era uno che crepava i gatti e se li mangiava con gli amici e col vino. Veniva dall’Abruzzo e si chiamava Purcone, con le mani ciotte e le orecchie fredde come una stagnola abbandonata. A Purcone piaceva assai il Borsci Sammarzano e qualche volta me l’offriva che a bere da soli non fa male - diceva – ma a due è meglio. A Belmonte conobbi l’amicizia che quelli di Agnone non mi volevano bene e persino Santo Guatto mi faceva il malocchio e mi tirava le zampe. Purcone mi voleva bene e io, in camera mia, tenevo la sua fotografia appesa vicino a quella di Ovio Paccio e al manifesto della Juventus Quando vedevo Purcone, sentivo che volevo bene a tutti e alla sera quando il mondo diventava piccolo come Belmonte sentivo che volevo bene a tutto l’Universo e pure a Santo Guatto che poco prima gli avrei cecato gli occhi. Belmonte era così piccola e combattiva posted by TURZO |
30/12/2003 16:54 | commenti
lunedì, dicembre 29, 2003
ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA QUINTA PARTE 17) T - lei, però, sembra eccessivamente critico nei confronti di iorio e patriciello. possibile che i mali del molise dipendano solo da loro due? G - E chi ha mai detto che i mali del Molise dipendano solo da Iorio e Patriciello? Io faccio il giornalista e sono legato all'attualità. Non posso appesantire ogni frase dei miei articoli con considerazioni di carattere storico che peraltro non mi competono. E come giornalista riporto i fatti così come ritengo, dopo accurate verifiche, si siano svolti. Lei ritiene tollerabile che il vicepresidente della sua Regione decida circa i finanziamenti da erogare alle sue aziende dopo che queste hanno Presentato una domanda firmata dalla madre settantottenne del vicepresidente stesso? Se a Lei questo comportamento sembra tollerabile allora troverà sempre i miei articoli eccessivamente critici. G - Mi piacerebbe sapere quali sono i suoi dubbi sull'inchiesta di Diario. Dopo venti domande ancora non li ho capiti. Per quanto riguarda la mia istanza di liberazione del Sud deve sapere che Patriciello non è affatto il primo passo che muovo nel nostro Mezzogiorno. Già su Diario per il quale collaboro dal maggio del 2003, ho pubblicato un'inchiesta sulle Ferrovie del 19) T - se le cose stanno così come lei dice, perché la magistratura non interviene? se i giudici non leggono i giornali non dovrebbe essere > l'opposizione a portare i «ritagli» dei giornali in procura? se invece i giudici hanno letto la sua inchiesta e se l'opposizione l'ha sottoposta all'attenzione della procura, vuol dire che i giudici non ritengono fondate le informazioni che lei riporta nell'inchiesta. O non è così? G - Quando scrivo un articolo non mi preoccupo dei tempi e modi di una eventuale reazione della magistratura. Mi preoccupo solo di scrivere cose vere, che riguardino personaggi pubblici e che non offendano gratuitamente nessuno. Non scrivo articoli per mandare in carcere la gente. Una notizia non è necessariamente una notizia di reato. Faccio inchieste critiche sui comportamenti di una certa classe dirigente Italiana al solo scopo di informare la pubblica opinione e semmai di produrre una reazione morale. La domanda che lei mi formula andrebbe formulata a qualche magistrato e ai rappresentanti dell'opposizione non a me.
20) T - che cos'è per lei l'amore?
posted by TURZO |
29/12/2003 22:51 | commenti
ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA QUARTA PARTE
13) T - anche in molise, in questi giorni, fa molto freddo. lo sa che i paesi terremotati hanno avuto difficoltà con la neve e con l'energia elettrica? G - il problema del molise è la povertà e l'arretratezza delle infrastrutture. come in tutto il sud. è il risultato del modello di sviluppo democristiano prima e craxiano poi: frati ricchi e convento povero. Ecco perché i molisani pur non essendo poveri, il pil pro capite è il più alto del sud, si sentono poveri e hanno paura: vedono che tutto ciò che è collettivo è derelitto e abbandonato a sè stesso. ed ecco perché hanno votato per iorio e il centrodestra nel novembre del 2001 spostando nel giro G - sto preparando un'inchiesta sulla sanità in molise in particolare sui rapporti tra politica e sanità, un viluppo incestuoso e devastante. Il protagonista stavolta sarà don michelone iorio, un faccione simpatico da tardodemocristiano che mi sarebbe piaciuto avere come compagno di banco per dargli una schicchera sulle orecchie ogni volta che parlava. sono sicuro che come compagno michelone sarebbe stato stupendo, uno di quelli che ti passano i compiti e le merende. peccato che adesso le merende e i compiti li passi a patriciello. e il conto lo fa pagare ai molisani. 15) T - secondo lei, le piccole dimensioni del molise potrebbero essere sfruttate per la «sperimentazione» di nuovi modelli economici? G - normalmente le economie diventano vantaggiose sfruttando i grandi numeri per cui direi di no, ma in realtà esistono molte possibilità per cercare di impiantare in molise un mercato equo e solidale a cominciare dall'agricoltura. ma un comparto molto trascurato in molise è il turismo. Il molise è bellissimo ma è isolato rispetto alle rotte turistiche nazionali. non ha bellezze artistiche particolari perché storicamente è rimasto tagliato fuori dalla grande fase storica rinascimentale e barocca come anche dagli esperimenti urbanistici settecenteschi. ma ha una natura pressoché incontaminata e chi fugge dalle grandi città cerca soprattutto aria pulita e cibi sani. questa direttrice di sviluppo deve essere curata di più. Occorre aumentare la ricettività alberghiera e soprattutto la qualità, attualmente molto scadente. 16) T - come ha trovato i giovani molisani? ha visto qualche bella faccia o li ha trovati tutti spenti? G - purtroppo non ne ho conosciuti. i giovani non si interessano di politica e io ho conosciuto solo politici e giornalisti. solo una volta girovagando per isernia mi sono fermato in una pizzeria piena zeppa di studenti che aspettavano il treno. ho visto nei loro volti quella differenza antropologica rispetto ai ragazzi delle metropoli che noto ogni volta che torno in provincia. mi sono sembrati ragazzi timidi e rispettosi, curiosi e riservati. poche tracce del precoce disincanto dei giovinastri romani. quello che posso dire è che trovo attraenti le molisane. meno delle napoletane o delle salernitane ma certo più delle liguri o delle toscane che non trovo affatto attraenti. il padre di mia moglie, che è nata a napoli, è di origine molisana, di oratino. io amo le donne del sud. il sud dopo undici anni passati al nord mi ha salvato la vita. e io voglio salvare il sud. con il mio lavoro e le mie denunce. il mio sogno di cittadino è un sud prospero e felice, ricco e libero. in tutta europa il sud è ricco e il nord è povero. solo in italia accade il contrario. posted by TURZO |
29/12/2003 15:50 | commenti
venerdì, dicembre 26, 2003
ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA TERZA PARTE 9) T - «lo straniero» di camus è un libro bellissimo, con un incipit sconvolgente: «oggi è morta mia madre...». lei avrà sicuramente visto anche la trasposizione cinematografica di visconti con un mastroianni di eccezionale bravura. quell'africa desolata e immobile non le ricorda il molise che ha appena visitato? (...CONTINUA...) posted by TURZO |
26/12/2003 08:10 | commenti (2)
giovedì, dicembre 25, 2003
5) T - perché alcuni molisani si arrabbiano e perché alcuni altri godono nel leggere la sua inchiesta? 6) T - non pensa che in molise ci sia anche qualche buon politico e qualche giornalista impavido? G - buoni politici ne ho conosciuti, ma sono pochi. in generale è la politica molisana ad essere malata, il contesto non i singoli soggetti. i politici come d'altra parte gli uomini, si dividono tra quelli che vogliono migliorare l'ambiente nel quale vivono e quelli che ne vogliono trarre solo vantaggi indipendentemente dalla condizione dell'ambiente stesso. la maggior parte dei politici molisani appartiene a questa seconda categoria. stesso discorso per i giornalisti; in molise non esiste libertà di stampa effettiva e la situazione è peggiore rispetto alla stessa italia che pure non se la passa troppo bene. i giornalisti molisani sono inesorabilmente legati a qualche politico e invisi a qualche altro. insomma fanno parte dello stagno fangoso della politica molisana. hanno una scusante: i molisani leggono molto poco. ma d'altra parte la scusante ce l'hanno anche i politici che sanno benissimo che in molise non esiste un voto di opinione ma solo d'interesse e si regolano di conseguenza. insomma la società molisana si attorciglia in un circolo vizioso fatto di una politica basata solo sugli interessi e sulle clientele delle cui miserie si occupa una stampa ipocrita e bugiarda che rende impossibile la formazione di una libera opinione pubblica premessa indispensabile della trasformazione del voto da voto di interesse a voto di opinione. il problema dunque è la mancanza di libertà. la differenza la dovrebbe fare una formazione politica in grado di rompere questi melmosi equilibri. ma purtroppo non esiste. personalmente ritengo che sia più probabile che questa forza politica emerga da un energico rimescolamento di carte all'interno della sinistra previa operazione di chirurgica amputazione degli arti andati in cancrena. vedremo. 7) T - la via di mezzo a me piace poco. o ha ragione lei o ha ragione patriciello. ma chi deve deciderlo? la magistratura? G - mi scusi ma pensavo che avesse già sciolto il dilemma e senza pensarci neanche troppo. mi auguro che la magistratura si occupi presto del contenuto del mio articolo e mi auguro che a farlo sia un giudice libero e onesto come sono sicuro ce ne sono in molise. avrei preferito un incontro pubblico con patriciello per sapere dalla sua viva voce che cosa ho scritto di falso. quale migliore occasione per mettermi in difficoltà sputtanandomi per le sciocchezze che ho scritto? ma patriciello preferisce nascondersi dietro vescovi e avvocati. 8) T - qual è il libro più bello che ha letto? G - il libro che ho amato di più è "lo straniero" di albert camus. (...CONTINUA...) posted by TURZO |
25/12/2003 20:15 | commenti (1)
mercoledì, dicembre 24, 2003 Piccolo sannita larinese
sei nato molisano, sfortunato già per questo, incrinato nell’animo come una bottiglia di peroni quarecchiata. Ma non perderti nel rancore non intorcinarti come un ulivo al vento non avere rancore e ama, abbraccia i ladroni che ti sono accanto sul calvario della vita. Tu sei nato come Gesù, sei nato molisano e non c’è niente di meglio per risorgere per fare della propria vita qualcosa di importante per fare di ogni giorno un Natale in questo Medioriente d’Italia. Tu sei nato come Gesù, sei nato molisano solo che invece dei re magi tieni attorno iorio di stasi e patriciello invece della paglia tieni a paglione e invece di Pilato tieni l’intera Regione. Sembra una cosa triste ma pensa a povero Gesù che non teneva manco le campane di Agnone. posted by TURZO |
24/12/2003 12:57 | commenti (4)
ROSSANO TURZO INTERVISTA ALBERICO GIOSTRA T - signor giostra, perché ha voluto portare patriciello al luna park? G - era ora che si divertisse un po’, lavora troppo. la mia giostra non ha nulla di particolare, è solo difficile da trovare in edicola, soprattutto in molise dove la gente è abituata a ben altre giostre, quelle che girano sempre per il verso gradito ai politici. l'unica cosa è che una volta saliti è difficile scendere, anche per me, che non riesco a smettere di interessarmi del molise. T - com'è arrivato alla decisione di approfondire il versante molisano dell'inchiesta? G - nella mia inchiesta esiste solo il versante molisano. ho scoperto del tutto casualmente questa regione estranea a tutte le rotte giornalistiche italiane e dove per enirci deve essere successo qualcosa di tragico, come un terremoto. purtroppo per voi ho scoperto e sto ancora scoprendo una regione con una politica gravemente malata. la malattia sarebbe curabile ma non fino a quando il ceto politico molisano sarà preoccupato esclusivamente di garantirsi un futuro e un reddito anziché pensare agli interessi della gente. ho incontrato politici mediocrissimi, senza fantasia, senza idee e senza mestiere, dei guitti cialtroneschi che fanno politica come massaie al mercato. il dibattito politico molisano è caldo e avvolgente come succede spesso al sud ma si svolge su presupposti un pò miserabili e vola terribilmente basso. peggio ancora dovrei dire del giornalismo molisano, il più pavido che abbia mai conosciuto, ma meglio lasciar perdere. T - lei è una persona invidiosa? pensa che i molisani siano invidiosi? G - l'unica cosa che invidio è la calma. quando vedo qualcuno più calmo e sereno di me lo invidio. vorrei essere come lui. per quanto riguarda le cose che di solito si invidiano, la ricchezza, il potere, la bellezza, no sono cose che non mi interessano. l'unica cosa che mi interessa è la verità. la mia vita ruota attorno alla ricerca della verità. l'uomo buono è solo colui che cerca la verità, che dedica la sua vita interamente alla ricerca della verità. solo con la verità, solo vivendo nella verità, si è uomini giusti. quando mi accorgerò di aver dedicato tutta la mia vita alla ricerca della verità, forse quel giorno mi sentirò, per la prima volta, calmo. T - che cos'è la luna, per lei? G - un'entità vitrea e indifferente che mi impedisce di far viaggiare la mente verso l'infinito. se guardo il cielo intensamente, soprattutto di notte, riesco a raggiungere una sorta di estasi dell'infinito. la mente non può pensare l'infinito, può solo intuirlo, abbracciarlo in un istante. in quell'istante è possibile l'esperienza estatica dell'infinito. la luna con la sua presenza accarezza i pensieri, li blandisce, ma non favorisce la liberazione della mente verso l'esperienza dell'infinito. purtroppo non ho (...CONTINUA... NEI PROSSIMI GIORNI) posted by TURZO |
24/12/2003 07:57 | commenti (1)
martedì, dicembre 23, 2003
IL NATALE DI ROSSANO TURZO
Mio padre lesse la poesia e cominciò a piangere. Mia madre mi tirò un manrovescio: «Almeno a Natale, smettila con queste poesie. Lo farai morire questo pover’uomo! Mio padre piangeva ogni volta che trovava una mia poesia. Lui non sapeva niente dei poeti. Ricordava soltanto che il padre di Pascoli era stato ucciso a fucilate e pensava che tutti i padri dei poeti dovessero fare quella fine. per questo non voleva che io facessi il poeta. Dopo pranzo venivano i parenti a giocare a tombola. Mio madre preparava le castagne sotto la coppa, due a testa. A me capitavano sempre quelle puzze e le mettevo calde calde sotto il culo di mia zia che, quando si sedeva, diceva «Ah! Che bella cosa!». A tombola vinceva sempre mio padre perché si prendeva la cartella con i numeri giusti. Non ce li avevamo tutti e quindi uscivano sempre gli stessi. Mio zio Adelmo, che mio padre chiamava «lu strunz», si aggliogliava vicino al caminetto e io menavo dentro al fuoco le castagne senza tagliarle. Una volta una scoppiò così forte che zio Adelmo si svegliò di soprassalto e mi tirò una zampata che andai a finire sopra al presepe e lo spaccai tutto quanto. Quando si finiva di giocare mia madre raccoglieva i fagioli che avevano usato per coprire i numeri e li metteva nella pignata. Era quello il pranzo di Santo Stefano. Io me ne andavo sul balcone e tiravo le maglioccate di neve alla gente che passava. Una volta lo spazzino stava pisciando per sfregio vicino al portone di casa, proprio sotto il balcone e, mentre faceva le sue cose e usciva la nebbiolina dalla neve, io preparai un bel magliocco di neve con dentro un pezzo di vaso e da sopra glielo chiantai forte sulla testa. Lui urlò così forte che lo sentirono da dentro e mia madre corse alla porta. Quando aprì se lo trovò davanti con il coso da fuori e tutto pieno di sangue. «Scappa – urlò a mio padre – hann castrat’ lu scupin!» Mio padre scoprì tutto e mi tritò di mazzate. Me ne andai a dormire che già pensavo all’Epifania. Tra il cinque e il sei gennaio aspettavo la Befana tutta la notte vicino al camino. L’aspettavo perché volevo riempirla di zampate. Ero incazzato nero perché non mi portava mai niente. Se non avessi trovato la poesia sarei diventato come Bin Laden o come ‘sti guagliuni che si croccano la droga. posted by TURZO |
23/12/2003 22:04 | commenti (3)
BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO ... MA CHI È FELICE? posted by TURZO |
23/12/2003 21:54 | commenti (1)
Rossano Turzo posted by TURZO |
23/12/2003 20:21 | commenti
lunedì, dicembre 22, 2003
Rossano Turzo posted by TURZO |
22/12/2003 08:11 | commenti (1)
sabato, dicembre 20, 2003
Rossano Turzo posted by TURZO |
20/12/2003 20:27 | commenti (2)
venerdì, dicembre 19, 2003
Quando si schiattò la gomma, prima di arrivare a Portocannone, pensai alla morte e sperai di non ritrovarmi all’inferno insieme a quello squaglianeve di Pietro lu Sfurzat’. Io parlavo albanese come tu parlavi cinese ma le parole del cuore sono comprensibili a tutti e io all’inferno ci volevo andare con te. Scesi dalla macchina e misi il piede in una cunetta piena di sorci grassi e veloci. Un camionista passò e fece schizzare il fango con le ruote. Lo salutai con un gesto che sapeva di sincerità e di vita. Quando arrivai a Portocannone era già notte ma il paese era bello uguale come mia madre da giovane. Tu, nell’attesa, ti era fidanzata con un altro. Volevo fare una protesta ma il Comune era chiuso, volevo bestemmiare ma non c’era nessuno che mi sentiva. Me ne andai a dormire in sagrestia e pregai forte, pregai perché ti si schiattassero le emorroidi come la gomme della mia macchina. Ma poi ti perdonai e mi misi a pensare agli olivi di Larino, a quelli di Venafro, all’uva di Campomarino e all’afa di Cliternia. Pensai che la vita è bella anche quando si è da soli, quando confondi il buio di una chiesa con il suo silenzio. Mi addormentai stanco, ansimando come un cinghiale sfuggito al cacciatore e finalmente nella tana. posted by TURZO |
19/12/2003 07:04 | commenti (1)
mercoledì, dicembre 17, 2003
Rossano Turzo posted by TURZO |
17/12/2003 21:14 | commenti (3)
lunedì, dicembre 15, 2003
(...) Sandruccio Struccone lo conosceva bene. Me ne parlò per un pomeriggio intero. Raccontò del Chiglione e io ascoltai con pazienza e umiltà. Secondo Struccone il Chiglione veniva dai boschi di Cerro e scendeva a valle tutte le mattine. Si credeva chissà chi ma era veramente ignorante. Tanto ignorante che quando vedeva il sole pensava che qualcuno lo partorisse perché sentiva dire in giro che nasceva. Il Chiglione leggeva soltanto i giornali nazionali perché quelli locali lo infastidivano. Dicevano che gli facevano venire la puzza al naso. Gli avevano dato un posto sotto a Pozzilli e quello che glielo aveva dato lui diceva che era una specie di padreterno, che una volta aveva deviato il fiume Volturno per prendere l'oro dal fondo e poi aveva rimesso tutto a posto. Io non credevo alle mie orecchie ma Struccone disse che una volte il Chiglione aveva sbagliato a votare e si era preso tanta paura che lo scoprivano che aveva preso la tremarella per dieci giorni. Poi gli spiegarono che il voto è segreto e lui da quel momento prese coraggio e non si vergognò più di se stesso (...) Rossano Turzo posted by TURZO |
15/12/2003 19:52 | commenti (1)
domenica, dicembre 14, 2003
(...) La moglie di Cosimo Ruzzone sapeva di cipolla. Aveva il viso del colore della polenta quando la metti da parte per la sera. Le gote erano rosso-marroni come il vino che Carmelo lo Struccio ci serviva a colazione, nella cantina della stazione ferroviaria. Era una donna che faticava assai, che si uccideva di fatica. Rimetteva il fieno e puliva le stalle, preparava da mangiare e zappava l'orto, faceva le conserve e andava a prendere il vino. La notte andava a fare le pulizie alla Neuromed. Ruzzone non ricordava come l'aveva conosciuta. Diceva che forse quando era nato già se l'era sposata, perché vivere senza di lei era come mangiarsi sagne e fagioli senza i fagioli. Lui non parlava mai d'amore, non aveva mai pronunciato quella parola. Solo che benediva quella femmina e ringraziava Iddio per avergliela mandata. «Non sarei mai diventato Cosimo Ruzzone senza di lei» diceva. Poi diventava pensieroso e forse si chiedeva: «Ma perché: chi cazzo è Cosimo Ruzzone?» (...) Rossano Turzo posted by TURZO |
14/12/2003 15:02 | commenti
martedì, dicembre 09, 2003
(...) Sento le forze venirmi meno. E sento qualcuno venirmi dietro, come un ricordo di gioventù. Quando mi sedevo alla taverna di Felice Lu Guatto, a bere un vino che sapeva di castagne croate andate a male, Cosimo Ruzzone e il suo quartetto non smettevano di suonare la musica della nostalgia. Io mi croccavo un bicchiere, una sigaretta e una canzone. Poi ricominciavo: un bicchiere, una sigaretta e una canzone. E mi sentivo bene. Sentivo che il tempo si era fermato e che il Molise poteva avere un futuro anche con Iorio e Di Stasi. Oggi mi rendo conto che era un'illusione. Quella non era la Verità. Era la Gioventù. Rossano Turzo posted by TURZO |
09/12/2003 21:13 | commenti (2)
venerdì, dicembre 05, 2003
(Ennio Flaiano)
posted by TURZO |
05/12/2003 07:17 | commenti
giovedì, dicembre 04, 2003
posted by TURZO |
04/12/2003 19:38 | commenti
martedì, dicembre 02, 2003
Questa mattina, in consiglio regionale, Aldo Patriciello ha tenuto un discorso sull'invidia. D'Ascanio l'ha definito «esternazione spirituale». Pochi giorni fa, Valente, su @ltromolise, aveva parlato dello stesso argomento. Cosa sta accadendo? posted by TURZO |
02/12/2003 15:07 | commenti (3)
(...) Curzicone era impaurito dal viola dei paramenti, dalla voce del prete, dal rumore che facevano i becchini, dal puzzo dei fiori delle corone. Le donne urlavano e si strappavano i capelli (facevano finta). Curzicone uscì dalla stanza e vomitò la polenta con i cicori che aveva mangiato due ore prima, di ritorno dai campi. Le campane suonavano con una lentezza che ti faceva incazzare. Ecco, pensai, siamo stati capaci di rovinare anche il momento della morte. I bambini molisani hanno paura della morte come di papoccio o dell'uomo nero. La paura della morte non ci fa crescere. Non era schifosa la morte ma tutto quell'apparato di ipocrisia che c'era intorno. Il cadavere ci guardava come uno che ti prende per un rincoglionito. Pensava - ammesso che un cadavere possa pensare - che sarebbe stato meglio avere accanto persone che si comportassero normalmente, che raccontassero le cose della vita, che parlassero di lui con un po' di rimpianto e con la gioia di averlo conosciuto in vita. Curzicone non resisteva più. Sulla loggetta dove il cadavere quando era vivo prendeva il fresco, Curzicone continuava a sputare e a fumare nazionali senza filtro. La sua saliva si ammaglioccava e il pensiero della morte si accavallava al desiderio di una peroni che pulisse l'esofago (...) Rossano Turzo posted by TURZO |
02/12/2003 07:08 | commenti
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