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venerdì, marzo 26, 2004
Il Chiglione
...Il Chiglione lo sapeva chi era stato. Lo sapeva perché glielo aveva detto l'assessore mentre tornava in macchina con lui da Campomarino che erano stati a vedere i campi seminati con le schifezze Che il chiglione gliel'aveva detto all'assessore che quello era come una specie di letame che i contadini ce lo buttavano e crescevano i salimienti alti alti. Mo il letame non si usa più e allora ci buttano quello che c'è, prima facevano il letame e mo fanno le scorie. Insomma, mentre tornavano da Campomarino, il chiglione guidava tutto soddisfatto perché stava affianco all'assessore e l'avevano pure riconosciuto a Mafalda dove si erano fermati a prendersi il caffè al bar degli artisti e aveva pagato uno che conosceva l'assessore e si era scappellato. Insomma, mentre tornavano da Campomarino, l'assessore parlava al telefono e disse chi era l'acaro che aveva fatto saltare il giornale per l'aria che quello era un giornale che diceva e non diceva, che giostrava e non giostrava, e rompeva un po' la sguiscia di serpa scappellata. Così aveva detto l'assessore e aveva detto pure bravo a ..................... che ci ha fatto sto servizio. E aveva detto il nome di quello che aveva chiamato quelli che dovevano fare il lavoretto. Insomma il Chiglione sapeva tutto e teneva un po' di paura che lo sapeva e un po' era orgoglioso che lo sapeva. Perché se si sapeva in giro l'assessore subito diceva che era stato lui e perciò cominciò a parlare con i puntini .......... al posto delle parole. Il chiglione era soddisfatto perché aveva mangiato gratis e questo gli bastava...
Rossano Turzo Il Chiglione, 1998
martedì, marzo 16, 2004
Il Chiglione
... Il chiglione si era comprato una macchina come quella dell'assessore. Però l'assessore l'aveva comprata nuova e lui, invece, di importazione parallela. Che non sapeva che cosa significava ma aveva pagato di meno e diceva agli amici del bar che l'assessore era un fesso, che lui aveva risparmiato e che poteva risparmiare pure l'assessore ma l'assessore non aveva tempo da perdere e così era andato al concessionario, si era messo sopra una macchina, aveva pagato e se n'era andato. Il chiglione era contento di avere la stessa macchina dell'assessore. Che quando arrivava in piazza la parcheggiava davanti al bar così che la vedevano tutti e tutti dicevano: «ma guarda a stu chiglione...». Quando guidava il chiglione pensava di esseere Gesù. che tutto sapeva lui e tutti si dovevano scanzare. Un giorno, in mezzo a Campobasso, al semaforo, il chiglione, per fare il buffone che portava uno dentro la macchina, cominciò a sbraitare perché uno non ripartiva subito quando uscì il verde. Quello vide dallo specchietto che il chiglione sbraitava, scese con il bullock in mano e glielo spaccò sul cofano. Il chiglione misa subito la sicura alla macchina e fece una faccia come un struscio di serpa quando passa Starammone. si fece piccolo e accese la radio per non sentire quello che gli diceva quello col bullock da fuori. Poi rimise in moto e se ne andò. Mentre se ne andava disse a quello a fianco: «Una volta successe pure all'assessore ma chiamammo subito la polizia e lo facemmo arrestare che in mezzo alla strada devi avere paura di tutti, non si sa mai chi incontri...» ...
domenica, marzo 14, 2004
Il Chiglione
... Il chiglione mandava spesso le sue lettere al gornale locale. Parlava male degli altri. Diceva cose che vedeva in se stesso e non le voleva vedere. Allora le attribuiva agli altri e le scriveva sul giornale locale. Il direttore del giornale locale un po' gli faceva piacere perché teneva molti nemici e allora quelle persone che parlava male il chiglione spesso erano persone che non poteva vedere e così pubblicava quelle lettere anonime. Una sera il chiglione era tutto contento che era stato invitato a cena nello stesso ristorante dove mangiava il direttore, era così contento che si mise la cravatta nuova e le mutande pulite. Quando il direttore sorrideva, il chiglione era contento come un uovo di Pasqua di Tufara e se ne andava al bar a farsi un Borsci Sammarzano. Quando c'era qualcuno dentro al bar si prendeva un gin fizz che non gli piaceva proprio però gli avevano detto che era più di moda e che era un po' da chiglione prendersi il Borsci Sammarzano. E siccome lui non voleva sembrare un chiglione il Borsci se lo beveva solo quando stava da solo. Una sera se ne croccò tre o quattro e teneva un alito che sapeva di cipolla guasta. Sansugone, il fratello di Giuffrreda, sentì il fiato dal tavolino dove stava seduto. Si alzò, guardò negli occhi il chiglione e gli disse: «Chiglio', tu fai proprio schifo» e se ne andò a casa a menare alla moglie per sfogarsi per quella disperazione di essere nato in Molise...
Rossano Turzo Il Chiglione, 1998
domenica, marzo 07, 2004
Il Chiglione
(...) Quando Peppino Sfraffasanghe presentò la lista alle elezioni comunali, il Chiglione fece una smorfia come per dire «e perché io non ero capace?» Solo che lui pensava che non lo faceva perché non era necessaria un'altra lista. Che già ci stava l'assessore che non è che faceva le cose proprio come le doveva fare ma però pure era capace a farsi rispettare. E al chiglione gli bastava che un po' di quel rispetto ricadesse pure su di lui che ogni tanto l'assessore se lo portava al ristorante con lui e lui gli piaceva che gli altri vedevano che era seduto allo stesso tavolo dell'assessore. Poi l'assessore gli aveva regalato un telefonino che se lo metteva direttamente dentro l'orecchio e quando lo accompagnava a qualche parte, quando arrivavano lui scendeva come a quelli delle scorte. Peppino sfrafasanghe avveva presentato una lista che non poteva vincere manco se scendeva Gesù. Però il Chiglione tanto fece e tanto non fece che fece litigare due che si erano presentati con Peppino e una sera, dentro a Barillito si stavano per menare. Il giorno dopo, mentre Peppino usciva di casa, gli tirarono un pengio e lo sciaccarono. Nessuno sapeva chi era stato. Ma il Chiglione rideva sotto i baffi e al bar di Sant'Agapito, mentre uno raccontava la storia, lui sentiva e si faceva una birra. E si fece scappare una strozzaserpa per la contentezza. (...)
Rossano Turzo Il Chiglione, 1998
mercoledì, marzo 03, 2004
Il Chiglione
... Il Chiglione non è bugiardo. Nel senso che le falsità che dice per lui sono la verità. Ecco perché non è bugiardo. Perché si convince della verità delle cose false che dice. Lo fa per pigrizia. Perché la verità richiede sempre fatica, uno sforzo. La falsità, invece, viene scelta perché quella è la strada più facile, è discesa. Una volta il Chiglione in mezzo a una piazza del Molise disse che io ero un altro. Io mi feci venire il dubbio e mi guardai subito dentro alla sacca per vedere se tenevo la carta d'identità. E in effetti quella carta d'identità era vecchia e smelanzita che la fotografia che ci stava sembrava di un altro cristiano. Così andai al municipio e me la rifeci. Ma il Chiglione continuò a dire che io non ero Turzo ma ero un altro. In effetti lui voleva distoglere gli altri dal fatto che aveva sempre votato democrazia cristiana e si vergognava. Allora si inventava queste cose per non far vedere che ci aveva proprio la faccia da democristiano. E allora diceva che io ero un altro. Mia madre era già morta e io non sapevo a chi chiedere. Era ancora viva la levatrice che mi aveva cacciato. Così andai da lei per chiedere chi ero. La levatrice mi disse che appena uscito dalla pancia di mia madre io avevo suo marito - che era un parente del Chiglione - avevo riconosciuto la parentela e mi ero messo a piangere già sapendo che tutti i mali della mia vita e del Molise sarebbero venuti dai Chiglioni. A tre anni scrissi questo pensiero in forma di saggio al compito dell'asilo. "Tu sei Turzo, mi disse". Me tornai in piazza sollevato. Ma il Chiglione disse "Sì, sì, hi, hi, hi - perché il Chiglione ride sempre un po' come un involtino di merda - hi, hi, hi, tu non sei Turzo. Turzo è un altro. Me l'ha detto l'assessore che io gli guido la macchina quando fa la campagna elettorale e a me mi dice tutto l'assessore che lui è una brava persona e capisce e si è laureato onoratamente. Hi, hi, hi". Allora mi feci venire ancora un altro dubbio. E cacciai uno specchio dalla sacca e mi guardai e vidi che tenevo una faccia da persona, da uomo. Che non somigliavo al Chiglione. Allora ci pensai bene e dissi: "Chigliò, ma vafanculo"
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